Il Pd si libera di Renzi segretario, ma non della sua linea politica

E’ curiosa davvero questa storia del Pd, o questo capitolo della sua storia scritto dalla direzione riunitasi dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo. Il partito si è liberato di Matteo Renzi come segretario ricevendone le dimissioni, ma non della sua linea politica. Che l’ormai ex pilota non poteva più chiaramente esprimere sfidando i due vincitori pifferai usciti dalle urne -il grillino Luigi Di Maio e il leghista Matteo Salvini, entrambi aspiranti alla guida del governo- a dimostrare di cos’altro potranno essere capaci, poco importa a questo punto se insieme o da soli, o ciascuno con l’aiuto di altri che abbiano la voglia e lo stomaco di prestarglielo.

            Si fa presto -si sa- a promettere mari e monti e poi ad annegare nei primi e a precipitare dai secondi. E a spianare la strada al tiranno di turno, com’è già accaduto in passato, in Italia e altrove.

            Renzi, al quale di certo non sono mancati  errori di temperamento ed anche di cultura politica, ma non il coraggio -bisogna ammetterlo- delle sfide, ha lasciato la guida del Pd inchiodandolo ben bene all’opposizione. Da cui può darsi che riesca a smuoverlo non l’inconcludente governatore della Puglia Michele Emiliano, smanioso di soccorrere i grillini, ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che  senza Renzi non sarebbe certamente arrivato al Quirinale tre anni fa.

            Il capo dello Stato ha il ruolo e gli strumenti per smuovere il  Pd dall’opposizione e indurlo a contribuire con senso di “responsabilità” alla formazione di un governo. Che non potrà però essere né quello perseguito da Salvini né quello perseguito da Di Maio, né quello che i due dovessero fare insieme disponendo dei numeri parlamentari, ed anche della disinvoltura necessaria: magari maturata dopo qualche passaggio inutile, e insieme liberatorio, della lunga procedura istituzionale e politica che comincerà formalmente il 23 marzo, quando si insedieranno le Camere ed eleggendone i presidenti si comincerà a giocare con le maggioranze e le minoranze.

            L’ex segretario del Pd se ne starà alla finestra come il classico convitato di pietra. E continuerà -credo- ad essere un incubo per i suoi avversari, che già hanno mostrato di temerne il ritorno, come dimostra la prima pagina appena dedicatagli dal Manifesto. Che nella sua avversione all’ex ormai di tante cose è più trasparente e insieme misurato del Fatto Quotidiano.

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