Una corrispondenza o esplorazione, chiamiamole così, di Forza Italia appena comparsa sul Foglio e firmata da Carmelo Caruso conferma in qualche modo il ruolo di Marina Berlusconi di regina o regista, secondo i momenti o le preferenze, del partito fondato dal padre. E formalmente guidato come segretario da Antonio Tajani, anche vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, alquanto indaffarato perciò, specie in un contesto internazionale difficile, a dir poco, come quello attuale.
Ma sembra, appunto dalla corrispondenza o esplorazione di Caruso, che la figlia maggiore di Silvio Berlusconi cominci a vivere con un po’ di disagio l’esperienza politica che le viene attribuita e l’ha già esposta a sospetti inopportuni sui suoi rapporti non tanto con Tajani, quanto con la premier Giorgia Meloni. Della quale invece tiene a far sapere, in attesa forse di qualche uscita più pubblica, di conservare la massima stima. Non si sa se sino al punto di condividerne il malumore per certe sorprese che le riservano con una certa frequenza ospiti e quant’altri delle trasmissioni giornalistiche della Rete 4 del Biscione. Cui sembra che, per ritorsione o prudenza, parlamentari ed esponenti del partito meloniano siano stati invitati a non partecipare più.
Della Meloni la meno giovane Marina Berlusconi appezza e condivide non solo l’azione di governo ma anche l’interesse a una legge elettorale nuova, l’ennesima, che però non sia funzionale a un pareggio. Che sarebbe invece il risultato desiderato da chi ha voglia e interesse a scomporre i due poli, o blocchi, rispettivamente, della maggioranza e delle opposizioni. Magari per fare proprio di Forza Italia la componente decisiva di un centrodestra o di un centrosinistra, indifferentemente, secondo uno schema prospettato una volta nel Pd da Dario Franceschini auspicando che prima o dopo i forzisti si accorgessero dell”azione d’oro” nascosta nel loro portafogli sganciandosi dagli attuali alleati.
Tutto tranquillo, rasserenato, ricomposto nel centrodestra e nel partito azzurro fondato dallo scomparso Silvio Berlusconi? A dubitarne curiosamente è, o sembra, lo stesso retroscenista ed esploratore del Foglio nella conclusione del suo rapporto.