I sogni di solito si subiscono e lasciano l’amaro, il disagio, il fastidio. Marco Travaglio riesce a farne di gratificanti per il suo modo di vedere e giudicare uomini, donne naturalmente e situazioni. Gli capitano scrivendone magari sul suo Fatto quotidiano persino di eccitanti. Come un ritorno di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi nei panni di Cavour, l’unico che non sia riuscito a uguagliare o superare, o la fine di Mario Roggero, nell’inseguimento degli ennesimi rapinatori messi in fuga dalla sua gioielleria, colpito a morte da un passante che lo scambia, per quella pistola in mano, per il ladro.
Per fortuna il sogno di Travaglio si è fermato qui. Non ha avuto il tempo, o non ancora, il poveretto di sognare la strage, del solito o di più passanti, dei politici solidali con Roggero e smaniosi chi di una grazia presidenziale e chi di una sua discesa in campo politico, come la buonanima di Silvio Berlusconi diceva della sua spingendosi a fondare un partito. Roggero, pur impedito per ora dall’interdizione comminatagli dalla sentenza definitiva di condanna, non ha bisogno di improvvisarne uno pure lui. Ce ne sono altri, naturalmente a destra, disposti ad assecondarlo, a cominciare dalla Lega del vice presidente del Consiglio Matteo Salvinim accorso al carcere di Bollate per verificare le condizioni del detenuto e mettergli a disposizione il Carroccio, ora che ne è sceso il generale Roberto Vannacci per superarlo a piedi veloci.
Le opposizioni, malmesse fra programma inesistente ed eccesso invece di ambizioni, di partito o personali, pensano di ricavare chissà quali vantaggi da questa vicenda di Roggero accodandosi al passante giustiziere sognato da Travaglio. E non si rendono conto del vantaggio invece procurato all’odiata Giorgia Meloni lascandole l’esclusiva della protesta contro le centinaia di migliaia di euro, più forse del milione, che le cervellotiche leggi in vigore riconoscono come indennizzo ai parenti dei rapinatori morti, diciamo così, in servizio. Parenti rimasti ora senza redditi, pensate un pò, più ancora che senza affetti.
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