In assenza di smentite, precisazioni e quant’altro – o in presenza di altri indizi come una protesta levatasi dal fedelissimo Paolo Del Debbio, da lui personalmente assunto o voluto più di una trentina d’anni fa nell’allora Fininvest- si può considerare attendibile il malumore attribuito dal Fatto Quotidiano a Fedele Confalonieri per l’incontro recente a Cologno Monzese, nella sede di Mediaset, tra il vice presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani e il vertice aziendale allargato a Gianni Letta. Che fa un po’ parte anche lui dell’eredità di Silvio Berlusconi, essendone stato sottosegretario principale al governo, che vale più di un ministro, consigliere, ambasciatore, amico.
Quell’incontro proprio per essersi concluso con la conferma della “fiducia” a Tajani nel contesto di sollecitazioni a cambiamenti nel partito si è ancora di più prestato ad una rappresentazione poco rassicurante della posizione del segretario di Forza Italia. Che appare governata più “dall’esterno” che dall’interno, come ha lamentato dopo qualche giorno Paolo Barelli, consuocero peraltro di Tajani, lasciando disciplinatamente la presidenza del gruppo della Camera a Enrico Costa e negoziando un ingresso compensativo nel governo.
Confalonieri avrebbe manifestato anche per iscritto il suo dissenso, esteso anche all’ipotesi, secondo il giornale di Marco Travaglio, di una discesa esplicita e piena nel campo della politica, sulle orme del padre, di uno o entrambi i figli maggiori del compianto Cavaliere, Marina e Pier Silvio. Ne erediterebbero anche i problemi o gli effetti collaterali, negativi secondo il vecchio amico di Berlusconi su ogni piano, compreso quello giudiziario, oltre che imprenditoriale per i cosiddetti conflitti di interessi.
Sul fatto che l’incontro fosse stato organizzato nella sede di Mediaset ha tenuto da ridire, ospite del salotto televisivo di Lilli Gruber, anche Letizia Moratti pur difendendo e condividendo l’interesse della famiglia Berlusconi alla salute politica e mediatica, oltre che economica, del partito azzurro.
Come se non bastassero queste riserve e polemiche, altre potrebbero sopraggiungere a un lungo retroscena di Francesco Verderami, sul Corriere della Sera, riguardante umori, progetti e quant’altro di Gianni Letta. Di cui si è colta, riferita persino auspicata la predisposizione ad un pareggio elettorale l’anno prossimo, fra centrodestra e centrosinistra, con la conseguente opportunità o necessità di immaginare nuovi scenari. E ciò anche in riferimento alla ormai vicina scadenza, dopo meno di due anni dal rinnovo del Camere,, del secondo ed ultimo mandato presidenziale di Sergio Mattarella al Quirinale.
Chi meglio del pur novantunenne Gianni Letta potrebbe muoversi, lavorare, tessere rapporti, ispirare e quant’altro, si è praticamente chiesto Verderami? E non solo lui, credo, leggendolo. Forse pure la prevedibilmente contrariata Giorgia Meloni, che intanto può consolarsi con la solidarietà ricevuta in Parlamento dalla segretaria del Pd Elly Schlein dopo la polemica col presidente americano Donald Trump. Una polemica alla quale la premier non ha potuto sottrarsi per difendere dagli attacchi di Trump il Papa, americano pure lui.
Pubblicato sul Dubbio