Secondo Gianni Alemanno, l’ex ministro di Silvio Berlusconi e l’ex sindaco di Roma, in uscita dal carcere dov’è finito non per le pratiche mafiose attribuitegli dagli inquirenti ma per il cosiddetto traffico di influenze cui partecipava facendo e ricevendo raccomandazioni; secondo Gianni Alemanno, ripeto, durerà solo una decina d’anni la corsa di Roberto Vannacci a Palazzo Chigi. Dove il generale del mondo sottosopra e della “feccia” orgogliosamente rivendicata nell’assemblea costituente del suo partito futurista di estrema destra, a pochi passi da San Pietro, arriverà quindi alla stessa velocità, chiamiamola così, impiegata da Giorgia Meloni. Che fondò i suoi “fratelli d’Italia” nel 2012, sollevata dalle braccia poderose di Guido Crosetto, destinato non a caso a diventarne il ministro della Difesa, e si insediò a Palazzo Chigi nel 2022. Accolta festosamente dal presidente del Consiglio uscente Mario Drasghi.
All’Italia sempre più a destra vaticinata da Alemanno, su cui naturalmente Vannacci può contare senza bisogno di promettergli un ministero, preclusogli dai precedenti penali per ammissione dell’interessato in una chiacchierata ancora fra le sbarre con Salvatore Merlo del Foglio, si contrappone in questi giorni di infuocate polemiche un’Italia sempre più paradossale. Dove un uomo, ex generale, baby pensionato, destrissimo, può contare, compiaciuto, sull’aiuto e persino sul tifo della sinistra, anche la più estrema o radicale, come si dice mancando di rispetto alla buonanima di Marco Pannella, per fare annegare la Meloni nelle acque, secondo lui torbide, di una destra fasulla, in ginocchiere per stare più comoda, o meno scomoda, come preferite, al cospetto del Padreterno di turno.
Alemanno si è risparmiato la fatica di immaginare, prevedere, spiegare e quant’altro che cosa potrà o dovrà accadere in Italia a livello di governo, e di combinazioni politiche, in attesa dell’insediamento di Vannacci a Palazzo Chigi. O dove lui preferirà trasferire i suoi uffici, magari nella non lontana Piazza Venezia, con vista sul Vittoriano, di cui si è appena scoperto che sprofonda di un millimetro l’anno, e sui fori imperiali solidissimi invece in quel che ne resta.
Di solito non finiscono bene le avventure di chi si lascia strumentalizzare dagli avversari, condividendone anche gli istinti peggiori, per vincere le partite interne al proprio schieramento. Di solito, ripeto.
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