A un anno, al massimo, dalle elezioni politiche che la segretaria del Pd Elly Schlein è sicura di “andare a vincere” con i suoi alleati e/o concorrenti a Palazzo Chigi, nel campo cosiddetto largo dell’alternativa non sono riusciti a concordare un documento unico nei dibattiti al Senato e alla Camera sul Consiglio europeo di oggi e domani. La maggioranza ne ha prodotti due, la cui approvazione ha fatto decadere i cinque delle opposizioni.
Il massimo dell’unità le opposizioni lo hanno raggiunto disertando la votazione sul secondo documento della maggioranza che auspica una tregua nella guerra d’Ucraina almeno nel settore energetico. Quella tregua annunciata da Trump e rifiutata, o smentita, o contraddetta, come preferite, da Putin pur trattato dal presidente americano come l’aggredito, piuttosto che l’aggressore. E remunerato, sempre Putin, con un accordo di fornitura di gasolio agli Stati Uniti definito dalla premier Meloni come “molto rischioso” per gli effetti politici che potrebbero derivarne. “Non sono affari suoi”, le hanno risposto immediatamente da Mosca.
L’argomento potrebbe essere stato discusso dalla Meloni col presidente della Repubblica nell’abituale e allargata colazione di lavoro al Quirinale alla vigilia delle sessioni del Consiglio europeo. E’ arcinota la condivisione del Capo dello Stato dell’appoggio politico e militare del governo all’Ucraina, di cui il presidente Zelensky, in missione a Londra, ha tenuto ieri a rinnovare i ringraziamenti.
Per tornare ai rapporti fra governo e opposizioni sulla politica estera e di difesa, il duplice dibattito parlamentare ha fornito l’occasione per un ulteriore distacco, nel campo avverso al governo, del partito di Calenda. Del cui documento la Meloni ha disposto che fosse accolta una parte dalla maggioranza.
Il campo largo, o circo, dell’alternativa, per non scadere nella mezza parolaccia del casino, risente sempre di più della forza delle sue componenti più radicali fra proteste e preoccupazioni crescenti nell’area riformista del Pd, da cui si sono levati applausi alla Meloni nell’aula del Senato. La radicalità tuttavia non migliora i rapporti fra la Schlein e il suo alleato e concorrente principale che è Giuseppe Conte, il presidente del Movimento 5 Stelle che fu di Beppe Grillo ed ex premier. I due non riescono ormai più neppure a partecipare insieme a eventi come la festa romana del cinema, alla quale si sono presentati in momenti diversi scambiandosi a distanza battute allusive nelle risposte ai giornalisti sull’attualità politica. Persino le cronache del campo o circo largo dell’alternativa sono scritte, per esempio ieri su Corriere della Sera, a quattro mani, non bastandone due.
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