Con buona, molto buona volontà, e in doveroso garantismo, posso comprendere la difesa del vice presidente pentastellato della Commissione parlamentare antimafia Federico Cafiero de Rhao quando contesta così accuse e sospetti raccolti in una relazione della stessa Commissione a suo carico sulla gestione, a suo tempo, della Procura Nazionale Antimafia: “E’ stata stravolta la realtà, sono state poste numerose suggestioni. La Commissione è entrata nella valutazione di atti legittimi e quindi ha compiuto una rivalutazione che non le spettava”. Atti relativi o propedeutici alla raccolta e alla diffusione di dossieraggi su politici e altri eseguiti o addebitati alla responsabilità di un finanziere, inteso come guardia di Finanza, e di un magistrato.
Dove non posso seguire de Rhao è su questa strada: “La verità è che la maggioranza di governo vuole controllare i magistrati ed è questo, in fondo, l’obiettivo della riforma della giustizia”. Così egli chiama la più limitata riforma costituzionale della magistratura sotto procedura referendaria. Alla cui campagna elettorale non soltanto lui ma il Movimento 5 Stelle guidato dall’ex premier Giuseppe Conte partecipa sul fronte del no.
Anche l’intervistatrice della Stampa Irene Famà alla quale de Raho parlava così deve avere avuto qualche dubbio ascoltandolo perché gli ha chiesto: “Cosa c’entra in questo caso?”. E lui, sempre apodittico, diciamo così, ha insistito: “Questa relazione mostra il controllo che vogliono esercitare. Oggi ne faccio le spese io, un domani lo faranno altri. In più attaccano all’avversario politico e fanno ricadere su di lui qualunque responsabilità”.
Ma perché? L’ex magisrato da politico quale ha accettato di diventare candidandosi nelle liste, ripeto, del MoVimento 5 Stelle non è a sua volta un avversario dei colleghi, e rispettivi partiti di riferimento, che hanno svolto la loro attività legittima di inchiesta e di controllo in una Commissione che non è stata creata apposta per lui, e per la sua carica di vice presidente, ma si ripete in ogni legislatura dal 1962, cioè da 64 anni? Contro i 74 compiuti da pochi giorni da de Raho, con tanto di auguri naturalmente, i 17 del MoVimemto 5 Stelle e i 3 e mezzo dalla sua elezione alla Camera nel collegio dell’Emilia-Romagna, pur essendo napoletano di nascita e non so di quante altre città di residenza nella sua carriera, fra le quali Milano. Nessuna comunque nella regione di elezione assegnatagli personalmente da Conte.