I solleciti, compreso quello fatto dai nuovi capigruppo parlamentari di Forza Italia al Guardasigilli Carlo Nordio a riprendere o accelerare iniziative ordinarie di legge sulla giustizia dopo il fallimento referendario della riforma costituzionale della magistratura, hanno sempre, o generalmente, un aspetto critico. E’ nella parola stessa di sollecito la protesta, il lamento e quant’altro di un ritardo, di una scadenza non rispettata, di una distrazione, se non addirittura di una inadempienza cui rimediare.
Non so se Carlo Nordio abbia avvertito in questo spirito, ripeto, critico la lettera ricevuta dall’onorevole Enrico Costa e dalla senatrice Stefania Craxi, in ordine alfabetico e di consistenza dei rispetti gruppi di Camera e Senato. La sua scontata disponibilità ad “andare avanti” è stata confermata, mi sembra, con un po’ di fastidio essendo lui già impegnato in incontri e confronti con le parti interessate su provvedimenti già all’esame del Parlamento su prescrizione ed altro.
Mi chiedo anche come l’abbia presa la premier Giorgia Meloni, alla quale la corrispondenza non è stata neppure mandata in copia. Ed è pervenuta a mezzo stampa, come accade spesso sul piano giudiziario con i cosiddetti avvisi di garanzia o a comparire: celebre quello del 1994 all’allora premier Silvio Berlusconi per affari di corruzione mentre presiedeva a Napoli un convegno onusiano -da Onu- sulla lotta alla criminalità organizzata.
Anche il ricordo, anzi il fantasma del compianto fondatore di Forza Italia si è affacciato alla finestra di questa iniziativa assunta dai capigruppo parlamentari del partito azzurro proiettandosi sulla riunione interpartitica della maggioranza chiesta per non restringere il confronto, diciamo così, al solo ministro della Giustizia e a i rappresentanti forzisti.
Ricordo da cronista la resistenza opposta nel 2022 da Silvio Berlusconi, appunto, dopo le elezioni politiche vinte dal centrodestra, alla volontà comunicatagli personalmente dalla presidente del Consiglio ancora incaricata di nominare ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che la stessa Meloni aveva voluto qualche mese prima candidato di bandiera del suo partito al Quirinale nella successione, poi mancata, a Sergio Mattarella. Una successione alla quale aveva aspirato anche Berlusconi.
Alle resistenze del Cavaliere alla nomina di Nordio, ex magistrato di grande notorietà, a ministro della Giustizia la Meloni reagì proponendo un incontro fra i due, svoltosi convivialmente alla presenza del solito Gianni Letta, per conoscersi meglio e giudicarsi vicendevolmente. L’esame, diciamo così, si concluse con la promozione del candidato.
Mi chiedo se anche quella promozione è decaduta, diciamo così, prima con la morte di Berlusconi, avvenuta l’anno dopo, e poi con la bocciatura referendaria della riforma costituzionale della magistratura approvata dalla prescritta maggioranza assoluta delle Camere anche in memoria del Cavaliere. Mi chiedo anche se, partita dopo l’incidente referendario col proposito dichiarato di “stringere i bulloni” del governo e della maggioranza, la premier non corra il rischio di vederseli allentare.