Anche o “persino” il presidente della Repubblica, come ha titolato con uno stupore galeotto, ha voluto dunque intervenire, a suo modo naturalmente, nella campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura. Lo ha fatto andando a presiedere una volta tanto anche una seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura per graziarne “gli errori”, da lui riconosciuti espressamente, e chiedere lo stesso “il rispetto” dell’organismo istituzionale di cui è il vertice anche da parte del governo. Ottenendo dal ministro della Giustizia Carlo Nordio l’impegno di “adeguarsi”, un po’ come il famoso “obbedisco” di Giuseppe Garibaldi degli anni risorgimentali. Di cui si è dimenticato Emilio Giannelli nella vignetta di prima pagina del Corriere della Sera, negando al Guardasigilli un paragone che forse gli spettava. E riducendolo al semplice ministro richiamato all’ordine da chi lo ha nominato a quel posto.
Al di là di ogni ironia o sarcasmo possibile, l’intervento del Capo dello Stato si presta ad ogni interpretazione. Anche a quella che ritengo personalmente la più arbitraria, nonostante avanzata da un giornale che si chiama presuntuosamente “La Verità”, di un Mattarella arruolato, o persino arruolatosi, nella formazione politica del no referendario. Come un signornò qualsiasi, insomma.
Solo il presidente della Repubblica potrebbe liberarsi di questa rappresentazione che lo degrada a uomo di parte smentendola, o lasciandola smentire dai suoi uffici quirinalizi, non solo da qualche volenteroso, anche troppo, analista, commentatore e quant’altro. Ma francamente, molto francamente, ne dubito. Come dubito anche di quel rispetto, sì, ma “vicendevole”, cioè reciproco, reclamato da Mattarella pensando evidentemente a quello mancato dalla magistratura ,associata e non, al governo e persino al Parlamento che legifera in modo diverso dalle aspettative di lor signori.