Orgogliosamente conservatore, laico fra i migliori amici e persino consigliere di più Pontefici, presidente del Senato dirottato dalla carica di ministro della Giustizia alla quale aspirava tra le resistenze di Silvio Berlusconi, che pure lo aveva arruolato con entusiasmo in Forza Italia finendo però per temere l’impatto di un simile Guardasigilli con una opposizione e una magistratura già prevenute nei riguardi del centrodestra e della sua guida, Marcello Pera ha avvertito e denunciato il tabù “fortissimo”, per la sinistra, di un presidente della Repubblica di area conservatrice. Fortissimo sì, ma anche “scosso”, ha detto in una intervista al Quotidiano Nazionale, dall’”autentica anomalia” costituita dal “doppio settennato di Mattarella”. Che in effetti, con i 14 anni che nel 2029 risulteranno accumulati come in un regno dal Capo dello Stato repubblicano, farà partire la sinistra svantaggiata nella successione. E ciò, per un principio di alternanza fisiologico in una democrazia, anche nel caso in cui dovesse capitare agli antagonisti del centrodestra di vincere la prossima partita elettorale, o quanto meno di pareggiarla.
Il senatore Pera, con gli 86 anni che avrà alla scadenza del secondo mandato di Mattarella, più di quanti ne avesse avuto alla elezione al Quirinale Sandro Pertini, il più anziano dei presidenti succedutisi sul colle più alto di Roma, non è certamente sospettabile di avere pensato a se stesso avvertendo la “scossa” subìta dal tabù di un presidente della Repubblica di “area conservatrice”. Egli non può che avere pensato ad altri, da cui magari ottenere meritatamente il laticlavio, cioè la nomina a senatore a vita. In particolare, sospetto che Pera abbia pensato e pensi alla premier Giorgia Meloni, nelle liste del cui partito del resto egli ha voluto tornare al Senato nelle ultime elezioni, non riconoscendosi più evidentemente in Forza Italia, forse già quando era ancora vivo Silvio Berlusconi.
Di Giorgia Meloni, che al momento dell’elezione del nuovo Capo dello Stato avrà anche il requisito anagrafico degli almeno 50 anni per salire sino al Quirinale dopo l’esperienza di Palazzo Chigi, Pera ha detto che le “è riuscito di costruire una destra europea di governo e responsabile”. “Lentamente, chè il compito è difficile anche per lei, sta costruendo -ha detto ancora l’ex presidente del Senato- un partito conservatore che da noi impedisce una Afd tedesca e l’avanzata di Putin”.
Coerente con questo percorso è la indisponibilità della Meloni alla “destra vannacciana”, che “quando non è pittoresca come un generale paracadutista su un pattino di Viareggio, è pericolosa, non ha il senso della responsabilità”. “Sono nomadi transitati dappertutto, pieni di inconsistenza, ignoranza, tracotanza”, ha detto Pera dei seguaci di Vannacci. Di cui tuttavia Pera ha ammonito la Meloni che la destra responsabile e di governo da lei rappresentata potrà liberarsi solo con una nuova legge elettorale diversa da quella proposta alle Camere e caratterizzata dal premio di maggioranza da attribuire nell’assegnazione dei seggi parlamentari.
Per liberare il centrodestra davvero dalla destra estrema di Vannacci, ma anche la sinistra, o il centrosinistra dalla punta estrema che Pera considera quella di Giuseppe Conte, “un Vannacci senza stellette”, occorrerebbe un sistema elettorale a doppio turno, col ballottaggio. “Ma questo – ha detto- è un altro discorso, per me dolente”, in quanto non condiviso dalla sua parte politica, almeno sinora.
L’ex presidente del Senato si è tuttavia concesso l’ottimismo di prevedere per Vannacci e seguaci, che “avranno una fiammata”, non di più, per cui “ce la faremo”, pur essendo “all’ultima campana”.
Ripreso da http://www.startmag.it