“Diversamente alta”, ecco la cattiveria, diciamo così, su Giorgia Meloni che nessuno aveva osato dire e scrivere fra i suoi avversari è alla fine uscita da Dagospia ed è stata ripresa, nel senso di rilanciata, da Lilli Gruber nel suo salotto televisivo. Pur diluita nell’acqua abituale del “politicamente scorretto”, quasi goliardico, dell’agenzia di Roberto D’Agostino.
“Diversamente alta” –“psiconana” direbbe Beppe Grillo come di Silvio Berlusconi in vita- e perciò felice di essersi risparmiata a Genova, sul palco all’inaugurazione del salone nautico, la compagnia e il confronto con la sindaca atletica Silvia Salis. Che qualcuno, forse per fare un piacere alla premier, aveva dimenticato di invitare. D’obbligo chissà quanto sincero il rammarico espresso dalla premier personalmente alla sindaca protestataria non per sé ma per la città “offesa”.
Quando lo scontro politico arriva a questo livello, sopra e sotto le righe, allusivo e ambiguo, come lo scambio fra la Garbatella dove la Meloni è cresciuta a Roma e la “sgarbatella” che ne deriverebbe, come ho sentito qualche sera fa sempre sintonizzandomi col salotto televisivo della Gruber, spero senza il compiacimento dell’editore Urbano Cairo; quando, dicevo, lo scontro politico arriva a questi livelli l’opposizione generosamente al singolare può pure risparmiarsi la fatica di una trattativa sul programma fra le sue numerose e pasticciate componenti. E anche il tentativo di darsi una leadership, con o senza le primarie. La causa dell’alternativa ha già perso la partita, come all’estrema destra il generale Roberto Vannacci preferendo le donne “senza gonna”, ma penso anche senza pantalone.
Datevi una regolata, cafoni che siete.
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