Appeso a quel “prima del dietrofont” lamentato sulla prima pagina del suo Fatto Quotidiano, uscendo dai condizionali scettici dei giorni precedenti, Marco Travaglio ha involontariamente ammesso la natura di campagna, se non vogliamo addirittura spingerci sino al complotto, condotta contro il presidente della Repubblica e i suoi presunti complici, dal ministro della Giustizia alla procuratrice generale di Milano, per la grazia concessa a Nicole Minetti. La grazia, ripeto, per consentirle di assistere il figlio adottivo e malato, non la proclamazione dell’ex igienista dentale e amica di Silvio Berlusconi a santa. Magari protettrice delle vergini in concorrenza con Maria Goretti della quale era laicamente devoto anche Enriuco Berlinguer.
Le grazie -disse l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro fra le polemiche provocate da quella appena concessa dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat a un ex partigiano comunista riparato all’estero per avere abusato della Resistenza- “non si concedono a persone che non si siano macchiate di qualcosa”. C’era il sospetto, quanto meno, che quell’atto di clemenza fosse stato promesso dal capo dello Stato in cambio dei voti del Pci per la sua elezione.
“Prima del dietrofont”, ripeto, della massaggiatrice uruguaina Garciella assunta, diciamo così, imprudentemente dal giornale di Travaglio come fonte per il suo assalto al Quirinale. I cui inquilini di solito non piacciono al simil procuratore generale della stampa per le troppe licenze che si concedono. Al compianto Giorgio Napolitano, per esempio, non fu perdonato da Travaglio e amici prima il riconoscimento della “durezza senza uguali” praticata dalla magistratura contro Bettino Craxi, determinando “un brusco cambiamento” dei rapporti fra giustizia e politica, poi il ricorso alla Corte Costituzionale contro la Procura di Palermo. Che non voleva distruggere le intercettazioni arbitrarie eseguite sulla linea telefonica anche del Quirinale nelle indagini per la presunta trattativa dello Stato con la mafia nella stagione delle stragi.
“Prima del dietrofront”, ripeto ancora, Travaglio si vantava di avere “spaventato” Mattarella, inducendolo a reclamare un supplemento di indagini sulla Minetti. Dopo il dietrofront della testimone, con tanto di dichiarazioni rese a un notaio, a Travaglio restano solo la delusione e il vecchio repertorio sarcastico del suo malumore.