“Il presidente Trump ancora in “guerra” contro l’Europa, accusata di non sostenerlo nelle sue campagne. Annunciato il ritiro dalla Germania di cinquemila militari”. Così si legge questa mattina sul Corriere della Sera in una sintesi in prima pagina di cinque articoli di cronaca e di analisi distribuiti all’interno su tre pagine, dalla decima alla tredicesima.
Di superfluo o improprio, come preferite, in quella sintesi del Corriere trovo le virgolette applicate alla guerra di Trump all’Europa, compresa l’Italia interessata anch’essa al ritiro di truppe americane di protezione ormai scaduta nnunciato dal presidente americano. Che non ci perdona né la difesa del Papa da parte della premier Giorgia Meloni dopo l’attacco del connazionale Trump né il rifiuto della base di Sigonella ai bombardieri statunitensi in missione di guerra contro l’Iran che volevano atterrarvi senza la preventiva, non istantanea o successiva autorizzazione.
La guerra di Trump all’Europa non ha visto (ancora?) bombe, missili, droni ed altre diavolerie distruttrici e sanguinose, forse per non sottrarle a quelle messe da parte per essere usate contro l’Iran alla scadenza della tregua e dei suoi penultimatum. Ma gli effetti delle bombe vocali e di carta che Trump lancia dallo studio ovale della Casa Bianca e dintorni, col contorno di dazi e simili, si stanno sentendo eccome in Italia e negli altri paesi europei per il disordine politico ed economico che producono.
Un’altra vittima della guerra, senza virgolette, del presidente americano è naturalmente la Nato pur ancora dotata di carta intestata, uffici, arsenali e personale militare, tecnico e amministrativo. Una Nato ormai tigre di carta davvero, come lo stesso Trump del resto si era proposto di farla diventare, che è destinata a fare le fortune di Putin al Cremlino, in Ucraina e ovunque gli venga la voglia di aggredire nel suo esercizio dello zarismo post-sovietico.
In questa situazione c’è solo da commiserare quanti a Roma, sulle due rive del Tevere, stanno per accogliere, sentire e magari abbracciare il segretario di Stato americano Marco Antonio (addirittura) Rubio, che sta per arrivare nel mezzo di un Carnevale fuori stagione.