Al Fatto quotidiano di Marco Travaglio -vedremo domani, quando tornerà in edicola, come al Foglio degli insospettabili Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa- non hanno avvertito alcuna sorpresa, alcun imbarazzo per avere avuto fra i loro collaboratori il 29.enne italiano di origini marocchine Yausef Siher, islamista, sospettato di avere promosso il cosiddetto movimento 17 aprile fattosi vedere e sentire nelle piazze italiane per gli assalti alla polizia, ai negozi, il loro saccheggio eccetera eccetera.
Travaglio ha voluto addirittura dare il suo contributo, diciamo così, alla giustificazione di quanto è accaduto -ieri per fortuna in modo ridotto, in quello che Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, ha chiamato “caos calmo”- lamentando a suo modo le provocazioni subite dai “soggetti insoliti” di definizione mattarelliana per troppo tempo e in troppi posti prima che si decidessero a disertare la scuola, o persino gli asili, o quasi, ed esplodere nella loro ribellione.
Questi poveri ragazzi prestati dalle famiglie alle attenzioni dei magistrati e in prospettiva alle carceri minorili “passeggiano in centro -ha scritto Travaglio al presente romanzato- e le vetrine gli sbattano in faccia un lusso sfrenato, che per loro è fantasy: non potranno mai neppure sfiorarlo. Ma c’è gente che entra, compra, striscia la carta ed esce con le borse griffate zeppe…..I ragazzi li guardano e imparano dai social che i modelli di vita sono quelli, non loro sfigati senza speranza, neppure quella di avere la stessa vita sfigata dei genitori. A scuola vedono solo brutture e nulla che funzioni, a parte i crolli e i topi. Poi scoprono sul web che il governo non ha soldi per nulla che li riguardi, ma per il riarmo e Kiev i miliardi li trova sempre, a costo di indebitarsi…..”
Potrei continuare a citare letteralmente il direttore del Fatto nel suo editoriale sui “mandanti occulti” ma mi fermo per non farvi perdere la pazienza. Osservo solo che Youssef Siher non ha perso il suo tempo collaborando al giornale di Travaglio. Ha seminato bene la sua cosiddetta cultura, essendo anche laureato e avendo avuto ambizioni di insegnante.
Al prossimo stupro da raccontare e commentare, senza spingermi al femminicidio, ci sarà da aspettarsi con quel tipo di cultura da sharia la condanna non dello stupratore ma della vittima avventuratasi ad andare in giro con le gonne troppo corte e il seno troppo poco coperto.