Marina Berlusconi, la figlia primogenita del fondatore di Forza Italia, ha appena rinnovato con dichiarazioni dirette e indirette, diffuse come voci dai retroscenisti, la “stima” che ha di Antonio Tajani, il successore del padre alla guida del partito, con i gradi più tradizionali di segretario, e non di presidente come il compianto ex premier. Non deve trattarsi però di una stima, ripeto, sufficiente a tradursi in fiducia, tale da proteggere Tajani da chi ne vorrebbe prendere il posto. E trova indirettamente un aiuto proprio nelle sollecitazioni a cambiamenti di Marina, pubbliche e private, tra interviste e incontri, conviviali e non, con esponenti più giovani e insofferenti del partito.
Da questa situazione di sostanziale precarietà, che Tajani cerca comprensibilmente di ignorare o sottovalutare, e persino di smentire ogni tanto, è nato sull’onda della sconfitta referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura anche l’improvviso avvicendamento alla presidenza del gruppo forzista del Senato fra Maurizio Gasparri, che l’aveva assunta rinunciando a una vice presidenza dell’assemblea, e Stefani Craxi. Alla quale il pur consumato Gasparri sembra destinato a succedere, almeno mentre scrivo, alla presidenza della Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama. Che di questi tempi, con tutte le guerre in corso nel mondo, anche a poca distanza dall’Italia, non è proprio un accessorio.
Per lo stesso cognome che porta, “per la prima volta- ha detto l’interessata- non diventato un intralcio”, o qualcosa di simile, nella partecipazione alla politica, Stefania Craxi costituisce di fatto uno spostamento a sinistra, diciamo così, del partito azzurro. La figlia dello scomparso leader non ha mai smesso di considerarsi orgogliosamente socialista come il padre: più socialista di quelli che hanno cercato di prenderne l’intestazione del socialismo dopo la caduta del comunismo senza tuttavia avere mai il coraggio di adottarne il nome nei titoli delle varie riedizioni del Pci. Non è certamente una scelta casuale.
Già un’altra volta, a dire il vero, ai tempi di Silvio Berlusconi, è toccato a un socialista -Fabrizio Cicchitto- assumere la presidenza di un gruppo parlamentare forzista, alla Camera. Ma ora è toccato alla figlia di Craxi, e nel ramo del Parlamento dove il padre di Marina Berlusconi concluse la sua esperienza politica, tornandovi dopo la decadenza impostagli per una condanna definitiva pronunciata contro di lui dalla Cassazione come da un plotone di esecuzione. Così direbbe l’ormai ex capa di Gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che sta tornando, a sua volta, a fare la magistrata fra il malumore, la sorpresa e quant’altro dei soliti Travagli che si erano scordati del suo mestiere, o professione.