Su qualsiasi terreno cammini, d’erba od asfalto. e politicamente in casa o fuori, negli Stati Uniti o nell’universo mondo, a oriente e in occidente, il presidente americano Donald Trump ha gambe abbastanza lunghe per natura, senza aver dovuto pagare nessuno, a cominciare dalla madre e dal padre, per imporre l’affanno a chi lo accompagna, segue o insegue. E’ portato per natura, insisto, a guardare gli altri dall’alto in basso obbligando la generalità dei suoi ospiti, interlocutori e simili alla minuscola della sua elle maiuscola. Ne sa qualcosa la premier italiana Giorgia Meloni, per quanti sforzi compia di allungarsi con i pantaloni sempre preferiti alla gonna di genere.
Eppure, nonostante questo vantaggio fisico i due passi di Trump cominciano ad essere più quelli che gli mancano al traguardo prefissatosi per chiudere, ad esempio, le guerre ereditate, ad esempio in Ucraina, o quelle da lui iniziate, come in Iran o, più limitatamente, nello stretto di Hormuz. Di cui si era dimenticato ordinando la partenza di bombardieri, caccia e portaerei contro la terra degli ayatollah, duri a morire tutti insieme per fargli gridare vittoria.
Anche col Papa, il suo connazionale Prevost, forse travestito agli occhi di Trump da Leone XIV, al presidente americano mancano sempre i due passi finali per chiudere le ricorrenti partite che apre contro di lui, appena accusato di mettere a rischio i cattolici in tutto il mondo deplorando le guerre a chi li perseguita o stermina. Nella furia ormai ossessiva della contrapposizione al connazionale più illustre persino ingrato dell’aiuto ricevutone per succedere a Papa Francesco -altro che lo Spirito Santo delle leggende ecclesiastiche- il presidente americano riesce anche a sabotare il lavoro del suo Segretario di Stato Rubio, in Vaticano e altrove. Benedett’uomo, perché non si dà una calmata e non fa passare la voglia malsana, naturalmente, a chi vuole liberarsene come di altri presidenti degli Stati Uniti? Peraltro decisamente migliori di lui.
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