Fra gli attrezzi di bordo della flottiglia assaltata dagli israeliani

       Le cronache riferiscono di molti preservativi, e contorni, trovati dagli israeliani a bordo delle imbarcazioni dirette a Gaza, o dintorni, e assaltate fra le proteste di mezzo mondo, compresa l’Italia governata dalla Meloni solitamente rappresentata dalle opposizioni, anche ora che  non è più in tanto buoni rapporti con loro, a Nethanyau e a Trump, in ordine alfabetico. Gli scontri recenti fra di loro sarebbero solo una recitazione per gli sprovveduti.

       I preservativi non erano destinati ai sopravvissuti di Gaza ma all’uso interno alle imbarcazioni della flottiglia. Non è la solita “cattiveria” giornaliera del Fatto Quotidiano, alla rovescia questa volta essendo Travaglio simpatizzante di quegli equipaggi sorpresi con i loro attrezzi del tempo libero. E’ soltanto una notizia vera, non immaginata per farci sopra una vignetta.

La festa del lavoro che si risparmia il presidente degli Stati Uniti

       Va bene che il telefono allunga pubblicitariamente la vita, ma novanta minuti ininterrotti fra Putin e Trump, senza i quindici abituali di riposo nei campi sportivi, sono stati tanti. Putin e Trump in ordina alfabetico e anche di iniziativa, essendo stato il primo a chiamare l’altro. La prossima volta, magari, saranno ancora di più i minuti, come con i tempi supplementari del pallone.

       Da avversari come erano stati scambiati dai più ingenui prima che i due buttassero via la maschera con l’incontro, quella volta, in Alaska, fra strette di mano calorose, tappeti rossi, complimenti, barzellette e risate, i presidenti russo e americano sono diventati consulenti, che si scambiano informazioni, pareri e quant’altro giocando a palla con le parole. E forse anche con gli affari, pubblici e persino privati. Nei conflitti armati e sanguinosi in corso che essi hanno promosso o ereditato, annunciano, concedono, praticano, promettono, fingono tregue visibili e invisibili, tutte appese all’albero come le foglie d’autunno di Giuseppe Ungaretti.

       Chissà se, scambiandosi  le parole come palle, i due presidenti non hanno trovato qualcuno dei loro novanta minuti da dedicare anche alla premier italiana Giorgia Meloni,  finita ultimamente nel mirino di entrambi: con Trump direttamente, che l’ha scoperta vigliacca, traditrice e simili per avere difeso il Papa dai suoi attacchi e avere negato la base di Sigonella ai bombardieri americani destinati ai bombardamenti dell’Iran, e con Putin indirettamente, attraverso il turpiloquio televisivo di un addetto al lavoro travestito da giornalista. Una Meloni odiosamente, per loro, sostenitrice, amica, complice e quant’altro di quel nazista travestito da ebreo che sarebbe il presidente ucraino Zelensky, sopravvissuto agli inulti di Trump nella Casa Bianca e alle bombe di Putin nel suo paese ribelle allo stato di colonia o protettorato cui lo vorrebbero ridurre fra gli stucchi del Cremlino.

       In questo scenario internazionale da brivido, che re Carlo d’Inghilterra, assistito dalla sua Camilla, ha cercato di interrompere con la sua ironia nella visita negli Stati Uniti, la politica italiana si permette il solito lusso della distrazione con argomenti e spettacoli, a dir poco, minori. Se non miserabili, all’ombra dei quali consumare vendette, coltivare ambizioni e ordire complotti.

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