Va bene che il telefono allunga pubblicitariamente la vita, ma novanta minuti ininterrotti fra Putin e Trump, senza i quindici abituali di riposo nei campi sportivi, sono stati tanti. Putin e Trump in ordina alfabetico e anche di iniziativa, essendo stato il primo a chiamare l’altro. La prossima volta, magari, saranno ancora di più i minuti, come con i tempi supplementari del pallone.
Da avversari come erano stati scambiati dai più ingenui prima che i due buttassero via la maschera con l’incontro, quella volta, in Alaska, fra strette di mano calorose, tappeti rossi, complimenti, barzellette e risate, i presidenti russo e americano sono diventati consulenti, che si scambiano informazioni, pareri e quant’altro giocando a palla con le parole. E forse anche con gli affari, pubblici e persino privati. Nei conflitti armati e sanguinosi in corso che essi hanno promosso o ereditato, annunciano, concedono, praticano, promettono, fingono tregue visibili e invisibili, tutte appese all’albero come le foglie d’autunno di Giuseppe Ungaretti.
Chissà se, scambiandosi le parole come palle, i due presidenti non hanno trovato qualcuno dei loro novanta minuti da dedicare anche alla premier italiana Giorgia Meloni, finita ultimamente nel mirino di entrambi: con Trump direttamente, che l’ha scoperta vigliacca, traditrice e simili per avere difeso il Papa dai suoi attacchi e avere negato la base di Sigonella ai bombardieri americani destinati ai bombardamenti dell’Iran, e con Putin indirettamente, attraverso il turpiloquio televisivo di un addetto al lavoro travestito da giornalista. Una Meloni odiosamente, per loro, sostenitrice, amica, complice e quant’altro di quel nazista travestito da ebreo che sarebbe il presidente ucraino Zelensky, sopravvissuto agli inulti di Trump nella Casa Bianca e alle bombe di Putin nel suo paese ribelle allo stato di colonia o protettorato cui lo vorrebbero ridurre fra gli stucchi del Cremlino.
In questo scenario internazionale da brivido, che re Carlo d’Inghilterra, assistito dalla sua Camilla, ha cercato di interrompere con la sua ironia nella visita negli Stati Uniti, la politica italiana si permette il solito lusso della distrazione con argomenti e spettacoli, a dir poco, minori. Se non miserabili, all’ombra dei quali consumare vendette, coltivare ambizioni e ordire complotti.
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