Come uno dei cavalli fuggiti per le strade di Roma prima della rassegna militare del 2 giugno nell’ottantesimo compleanno della Repubblica, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto -tu quoque, potrebbe dirgli la premier Giorgia Meloni- si è sfilato dal governo e dalla maggioranza sulla prospettiva di una più sollecita adesione dell’Ucraina all’Unione europea.
Crosetto si è allineato, direi, al vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini anche nelle motivazioni più grette del no camuffato dall’aggettivo “difficile”, anzi “molto difficile”, applicato alla prospettiva sulla quale la Meloni sta invece lavorando a livello europeo, e anche oltre.
“Molto difficile”, ripeto, “non solo politicamente -ha detto Crosetto al Corriere della Sera- perché se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi”.
Con la solita franchezza, mentre peraltro l’Ucraina continua ad essere messa a ferro e fuoco dalla Russia di Putin, debbo dire che se il cosiddetto campo dell’alternativa è troppo largo, cioè disomogeneo, per vincere la partita elettorale, lo sta diventando anche quello del governo per sopravvivere l’anno prossimo alle elezioni. E scampare, entrambi, alla palude di un pareggio, con qualsiasi tipo di legge si andasse, o si cercasse di andare alle urne. Una palude, del resto, preferita sempre più apertamente nella cosiddetta nomenclatura del centro sinistra, particolarmente del Pd, nella prospettiva recentemente attribuita, per esempio, all’ex ministro della Cultura Dario Francewschini, senza alcuna smentita o precisazione, di un grande tavolo, più grande di una seduta spiritica, dove trattare all’apertura della nuova legislatura l’assegnazione immediata di Palazzo Chigi e la prenotazione del Quirinale per la successione dopo due anni a Sergio Mattarella. Se questi non dovesse fare all’aspirante probabile della sinistra il piacere di liberargli il posto prima. A meno che il centrodestra non preferisca il Quirinale a Palazzo Chigi per mandarvi uno proprio come Crosetto. E restituire la Meloni alla carriera parlamentare che la fece arrivare quasi da ragazza a una vice presidenza della Camera. La prossima potrebbe essere la presidenza.