Quel mezzo punto di sorpasso del campo largo, e virtuale, sul centrodestra

       Nando Pagnoncelli, che ne ha riferito sul Corriere della Sera del 1° maggio, ha voluto aggiungere ai risultati dell’ultimo sondaggio elettorale di Ipsos un avvertimento. o invito alla cautela nonostante l’enfasi dei titoli assegnati in redazione al suo articolo a pagina 15: “Il centrodestra in discesa. Per la prima volta (Vannacci incluso) è dietro al Campo largo”. Più stringato ma ugualmente enfatico il richiamo in prima pagina: “Il Campo largo supera il centrodestra (Vannacci incluso)”. E’ stata omessa o risparmiata in prima pagina quella “prima volta” trionfalistica dell’interno.

       “Il cammino -ha ammonito Pagnoncelli i cultori, tifosi e quant’altri del campo largo dell’alternativa al centrodestra, o giusto, come preferisce chiamarlo Giuseppe Conte- è ancora lungo e non è detto che i dati non possano modificarsi”. Non solo il sorpasso è stato solo di mezzo punto – 46,6 contro 46,1- ma “nel centrosinistra”, ha osservato Pagnoncelli, “si tratterà di capire quale sarà la leadership e quali i contenuti programmatici, in particolare rispetto alla politica internazionale”. Che è terremotata ogni giorno, o più volte nello stesso giorno, aggiungo io, da quel campione della destabilizzazione che è diventato nel mondo l’imprevedibile presidente americano Donald Trump.

       Della prudenza avvertita e raccomandata da Pagnoncelli, che praticamente ritiene a livello nazionale il campo largo più virtuale che reale,  non ho avvertito traccia nel dibattito politico infarcito anche della festa del lavoro. Il governo ha continuato ad essere considerato spacciato da opposizioni ormai tanto sicure della vittoria elettorale, quando ne arriveranno i tempi, ordinari o anticipati, da avere riesumato dalla tombai Silvio Berlusconi per demonizzarne la memoria ed estenderla a ciò che resta  della sua Forza Italia perché a nessuno salti o rimanga in testa, essendosi già affacciata, l’idea di avvalersene nella prossima legislatura,  anche solo per rimediare all’inconveniente di un pareggio. Come si permettono i figli -sembrano chiedere i duri e puri dell’alternativa- di considerarsi migliori del padre?  E di offrirsi ai vincitori per fare affari anche con loro, come già la buonanima del Cavaliere avrebbe fatto negli anni delle larghe intese seguite alla mancata vittoria del Pd di Pier luigi Bersani nel 2013.

       Niente grazia ai Berlusconi,  insomma, come alla  sua ex igienista dentale Nicole Minetti, che sta perdendo quella ottenuta dal presidente della Repubblica indotto all’errore da una magistratura milanese “diligente ma non pervicace” per sua stessa ammissione, inutile tuttavia a sottrarre alla gogna il ministro della Giustizia Carlo Nordio, e naturalmente il governo deciso a non privarsene.

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