Le assenze oscene alla Camera che monumentalizza lo scranno 14 di Giacomo Matteotti

       Trovo francamente oscene le assenze a Montecitorio, a cominciare da quelle di destra di cui la premier Giorgia Meloni dovrebbe trovare il tempo di occuparsi per contestarle al capogruppo dei suoi fratelli d’Italia,  nella seduta, cerimonia, chiamatela come volete, in cui è stato monumentalizzato il seggio 14 intestandolo a Giacomo Matteotti. Che l’occupava abitualmente. Dove il parlamentare socialista pronunciò lo storico discorso, che gli costò la vita, contro i brogli elettorali e le violenze dei fascisti.

       Con i tempi che corrono, in un contesto nel quale si liquida come fascismo anche il ricordo, a 38 anni dalla morte, di Giorgio Almirante omaggiato anche dai comunisti, che ne avevano apprezzato l’arrivo ossequioso tre anni prima nella camera ardente di Enrico Berlinguer, la presidente del Consiglio non può sopportare in silenzio ,ripeto,  senza deplorarla e compiere gesti anche clamorosi, l’assenza della sua parte politica alla sacralizzazione dello scranno di Matteotti. Che sarà suo, del martire del fascismo, per sempre, non più assegnato ad alcuno in un’aula peraltro diventata abbondante con la riduzione dei seggi parlamentari voluta dagli ancora grillini e subita dai loro alleati di prima e seconda mano.

       Neppure i giornali, a dire la verità, hanno fatto una bella figura non trovando generalmente spazio in prima pagina per la notizia di Montecitorio. Ad eccezione meritoria dell’Unità di Piero Sansonetti, alla quale il partito della Meloni ha offerto un motivo e un’occasione di polemica obiettivamente imperdibile.

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