Più i partiti s’incarogniscono, al loro interno e nelle coalizioni reali o virtuali cui appartengono o aspirano, sino ad accapigliarsi sulla memoria di Giorgio Almirante onorato in morte 38 anni fa anche dal partito comunista ricambiando il rispetto e l’omaggio del leader missino ad Enrico Berlinguer, più gli elettori li rifiutano. E preferiscono disertare le urne alle quali sono chiamate, come quelle dei 749 Comuni in cui si vota sino alle ore 15 di oggi. Ieri il dato di affluenza è risultato in calo del 4 per cento rispetto all’analogo precedente elettorale. Alla faccia del “lieve” avvertito da alcuni volenterosi cronisti.
Il calo è ripreso dopo le illusioni di maggiore partecipazione al referendum di marzo sulla riforma costituzionale della magistratura, perduto dal governo che era riuscito a fare approvare dal Parlamento la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, conseguentemente del Consiglio Superiore, e il ricorso ad un’Alta Corte di disciplina delle toghe.
Una rondine non fa primavera, dice un vecchio proverbio. E infatti gli elettori hanno ripreso a fuggire dalle urne. E a punire i partiti, praticamente tutti, per il loro modo di governare o di fare opposizione, a livello locale e nazionale.
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