Già i latini consigliavano di cercare il veleno nella coda. L’ho trovato leggendo l’editoriale di insediamento, ritorno e quant’altro di Alessandro Sallusti alla direzione di Libero dopo il brusco licenziamento di Mario Sechi, appena messo sotto scorta per le minacce di morte degli anarchici insurrezionalisti. Messo sotto scorta, ripeto, non messosi da solo o fattosi mettere dalle autorità competenti e compiacenti per simulare una certa ritorsione mediatica dell’editore che aveva deciso di liberarsene. Così ha letto in cronache adeguatamente ispirate.
Il veleno nella coda dell’editoriale, ripeto, di insediamento, ritorno e quant’atro di Sallusti, già ex direttore del Giornale sostituito bruscamente da Tommaso Cierno, tanto da rifiutare l’offerta compensativa fattagli della direzione editoriale del quotidiano che fu di Indro Montanelli; il veleno nella coda, dicevo, sta in questa postilla di otto righe: “Ps: torno oggi alla direzione di Libero con orgoglio ed entusiasmo. Ringrazio l’editore, la famiglia Angelucci, per la fiducia, conto sull’aiuto della redazione e sulla comprensione di voi elettori. Ci aspettano mesi importanti e ricchi di novità”. La prima delle quali -novità- sta nella scortesia, a dir poco, di non ringraziare e salutare -come di consueto in queste circostanze- il collega e predecessore Mario Sechi. Preferendo evidentemente la subordinazione agli umori della proprietà ritrovata piuttosto che uno stile, diciamo, liberale.
I giornali così condotti meritano più di altri le perdite diffusionali di cui soffrono tutti, in una crisi pari a quella delle edicole che chiudono.
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