Come Cicerone a Catilina nel 63 avanti Cristo, cioè 2089 anni fa, si può ora chiedere a Matteo Salvini sino a quando abuserà della pazienza di Giorgia Meloni. Della quale è vice presidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture, comprensive -nella sua visione della politica e nella pratica di governo- delle competenze altrui.
L’ultima, o penultima, del capo della Lega, costretto dalla sua imprudenza a inseguire il generale Roberto Vannacci messosi in proprio dopo l’allenamento da vice segretario del Carroccio, è stata la contestazione del tentativo in corso nell’Unione europea, e condiviso dalla premier Meloni, di accelerare l’adesione, antiicipandola sotto certi aspetti, dell’Ucraina di Zelensky. Che sarebbe un modo anche per rafforzare il sostegno europeo, appunto, alla sua difesa dall’aggressione imperialistica della Russia di Putin.
All’interesse geopolitico alla sorte dell’Ucraina, scambiata anche per il suo europeismo da Putin per un paese da “denazificare” mettendolo a ferro e fuoco, Salvini preferisce quello di proteggere non l’Italia, ma gli elettori della Lega, dalla concorrenza che le loro attività economiche potrebbero subire per la partecipazione del Paese di Zelensky all’Unione.
Salvini insomma chiede alla Meloni ciò che neppure le opposizioni più filoputiniane osano reclamare. E questo, ripeto, per difendersi dalla concorrenza elettorale del suo ex vice segretario Vannacci.
Fino a quando -ripeto anche questo- Salvini abuserà della pazienza della premier e degli alleati di centrodestra? Sino a quando avrà la pazienza di sopportarlo anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ancora più filoucraino e antirusso della Meloni? Non mi aspetto naturalmente risposte.