Salvini e forse anche Mattarella hanno perdonato il cabaret a Berlusconi

            Le ultime dal fronte della crisi, dopo “lo stallo” lamentato dal presidente della Repubblica a conclusione del secondo giro delle consultazioni al Quirinale, sono una notizia e un bacio immaginario.

            La notizia è il perdono concesso da Matteo Salvini a Silvio Berlusconi per quella “battutaccia” contro i grillini rimproveratagli anche dai leghisti, oltre che dagli stessi grillini, spiazzati entrambi dal cabaret improvvisato dal Cavaliere nella Loggia delle Vetrate.

           La battutaccia è naturalmente quella sul movimento delle 5 stelle privo “dell’abc della democrazia” per l’ostracismo dichiarato a Berlusconi personalmente e al suo partito, nonostante i cinque milioni e rotti di voti raccolti da Forza Italia nelle urne il 4 marzo scorso. E nonostante -aggiungerei- i voti grillini con i quali sono stati appena eletti nel nuovo Parlamento una berlusconiana alla presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, e un’altra alla vice presidenza della Camera: rispettivamente, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Mara Carfagna. Non parliamo poi delle altre cariche parlamentari -tra questori, segretari e presidenti di commissioni speciali- spartite tra grillini, sempre loro, leghisti, forzisti e fratelli d’Italia-ex missini e simili.

          Il perdono di Salvini a Berlusconi, dodici ore dopo l’incidente cabarettistico al Quirinale, si è letto nel sorriso indulgente e comprensivo opposto dal segretario della Lega  -nonché nuovo leader del centrodestra incoronato dallo stesso Berlusconi nella loggia delle Vetrate-  al giornalista che lo ha avvicinato in una piazza per strappargli qualche sfogo contro il Cavaliere. Del quale Salvini ha invece mostrato di capire, se non condividere, il risentimento per la gogna che gli riservano i vari Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, per quanto quest’ultimo si sia messo in aspettativa politica, probabilmente pronto a rientrare nel prossimo giro parlamentare, magari dopo la caduta della stella dell’attuale, ostinato aspirante grillino a Palazzo Chigi.

           Salvini, insomma, nonostante o a causa -come preferite- degli anatemi rivoltigli ogni tanto dal Giornale di famiglia di Berlusconi e dintorni, non intende soddisfare l’indubbia voglia di accordarsi con i grillini al prezzo di una rottura col Cavaliere. Così come, forse, Berlusconi non intende inseguire una pur improbabile intesa di governo col Pd post-renziano senza il consenso del contrarissimo Salvini. I cui voti parlamentari sarebbero d’altronde necessari per quell’operazione preferita in cuor suo dall’ex presidente del Consiglio.

          Il bacio immaginario, e in bocca, che ha fatto irruzione nella crisi è quello fra Mattarella e Berlusconi, gridato con un titolo in rosso dal Foglio in prima pagina e disegnato apposta su una copertina di quel giornale dallo stesso autore del murale, nei pressi di Montecitorio, che fece ingelosire il Cavaliere all’esordio della nuova legislatura perché univa le bocche di Salvini e di Di Maio.

         In una ricostruzione d’intenti e di interessi forse non arbitraria Il Foglio attribuisce al presidente della Repubblica la convinzione che, nonostante tutto, compresa la profanazione cabarettistica del rito quirinalizio delle consultazioni,  la partecipazione del Cavaliere sia utile ad una maggioranza di governo composta da grillini e leghisti. Che da soli non durerebbero neppure per il tempo necessario a gestire un turno di elezioni anticipatissime.

         Mattarella, d’altronde, è di formazione notoriamente morotea. E fra gli insegnamenti del compianto Aldo Moro c’è quello del 1976, quando l’allora presidente della Dc vide e indicò nei risultati elettorali “due vincitori”, la stessa Dc e il Pci di Enrico Berlinguer, troppi per governare l’uno contro o senza l’altro, per cui ne teorizzò e trattò l’intesa per una maggioranza che fu definita di “solidarietà nazionale”.

        Ebbene, i due vincitori delle elezioni del 4 marzo scorso -o “prevalenti”, come preferisce chiamarli Mattarella- sono stati i grillini da una parte e il centrodestra dall’altra, anche se all’interno del centrodestra si è verificato un fatto saliente come il sorpasso dei leghisti sul partito di Berlusconi. E’ stato ed è un sorpasso non sufficiente a Salvini per fare a meno del Cavaliere, anche se Di Maio non riesce a capacitarsene, così smentendo peraltro i troppo generosi osservatori, compreso il direttore in carica del Corriere della Sera, che lo hanno paragonato addirittura a Giulio Andreotti.  

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