Berlusconi dirotta sull’alleato Salvini uno dei missili americani contro la Siria

            Diavolo di un uomo, e di un Cavaliere, quale ha ripreso o non ha mai smesso di essere anche dopo la condanna definitiva di cinque anni fa per frode fiscale, Silvio Berlusconi ha fatto un’altra irruzione clamorosa nella crisi di governo. Egli ha praticamente dirottato verso il suo alleato Matteo Salvini uno dei missili lanciati da americani, inglesi e francesi contro gli arsenali chimici siriani di Assad.

           Giornale su Salvini.jpg  Prima Berlusconi, in missione elettorale in Molise, ha disapprovato il “pazzesco” pronunciato da Salvini contro il lancio di quei missili, rimproverandogli di non avere preferito un più utile e saggio silenzio. Mancato il quale, il Giornale della famiglia dell’ex presidente del Consiglio ha sparato contro il segretario leghista, per quanto incoronato personalmente giovedì da Berlusconi nella loggia quirinalizia delle Vetrate “nostro nuovo leader”, un titolo di prima pagina che lo indica come come l’uomo che poco onorevolmente “marca visita”.

            Poi il Cavaliere ha preso carta e penna per scrivere una lettera al Corriere della Sera, che gliel’ha pubblicata bene in evidenza, fra richiamo in prima pagina e vistoso titolo interno, e impartire una mezza lezione di politica estera al suo alleato leghista, pur mai citato. Ma anche agli altri attori della crisi entrata nello “stallo” denunciato con sconforto e preoccupazione dal presidente della Repubblica.

  lettera Berlusconijpg.jpg        In particolare, Berlusconi ha sottolineato il carattere circoscritto dei bombardamenti alleati contro gli armamenti chimici siriani vietati dalle leggi e convenzioni internazionali. Ed ha riproposto la sua opinione che dalla crisi in quella regione cruciale anche per i nostri interessi nazionali non si possa uscire senza accordi diplomatici fra i russi, che proteggono il regime siriano salvandolo sinora dalla guerra civile in corso da tempo, gli americani e l’Unione Europea.

            L’Italia, secondo Berlusconi, potrebbe svolgere per i suoi rapporti internazionali e per la sua stessa collocazione geografica una preziosa e persino risolutiva azione di mediazione, ripetendo il miracolo che lui si vanta ancora di avere realizzato a suo tempo a Pratica di Mare, come presidente del Consiglio, mettendo d’accordo Putin e la Nato, se non fosse paralizzata dalla crisi politica in corso. Dalla quale pertanto è ancora più urgente e necessario uscire con la formazione di un governo “non qualsiasi, con una qualsiasi maggioranza parlamentare”, ma “autorevole sul piano interno e internazionale, interlocutore riconosciuto e capace di farsi ascoltare dalle maggiori potenze”.

            A questo governo “autorevole” dovrebbero concorrere “tutte le forze politiche responsabili”, alle quali si è genericamente rivolto Berlusconi pensando probabilmente anche, se non soprattutto, al Pd. Di cui invece il suo alleato Salvini non vuole neppure sentir parlare come di un alleato di governo, così come il grillino Luigi Di Maio, preferito da Salvini come interlocutore per una nuova maggioranza, non vuole sentir parlare di Berlusconi e, più in generale, della sua Forza Italia, pur avendo concorso all’elezione di sue due esponenti alla presidenza del Senato e ad una delle vice presidenze della Camera.

           Se e come la lettera di Berlusconi al Corriere della Sera sia destinata a influire sulle riflessioni in corso al Quirinale, dove Mattarella intende passare dalle consultazioni al conferimento di un primo incarico, non si sa ancora di quale natura, è difficile dire allo stato delle cose. Altrettanto difficile è tentare l’individuazione della personalità alla quale Berlusconi, non ancora agibile del tutto sul piano politico, pensa per la guida del governo proposto a tutte le forze politiche “responsabili”, anche se si è già scritto e parlato nei giorni scorsi del suo ex ministro degli Esteri Franco Frattini, non più parlamentare, o di Antonio Martino, pure lui ex ministro degli Esteri, ma anche della Difesa, ed ex parlamentare.

           Di tutt’altro segno sono naturalmente le visioni o immaginazioni di un grande consigliere della Sinistra italiana, con la maiuscola, quale si considera il vegliardo Eugenio Scalfari. Che nel consueto appuntamento domenicale con i lettori della sua Repubblica, quella di carta, ha in qualche modo invertito l’ordine delle gerarchie di governo suggerito la domenica precedente. Questa volta, anche lui pensando pure al quadro internazionale, ma escludendo che esistano spazi per una mediazione italiana nei conflitti che ci assediano, ha proposto per Palazzo Chigi il grillino Luigi di Maio, il cui movimento potrebbe essere ormai considerato di centrosinistra, avendone ereditato buona parte dell’elettorato, e per la Farnesina, magari anche come vice presidente del Consiglio, il capo del governo uscente Paolo Gentiloni, del Pd.

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