Gentiloni il più sobrio, Renzi il più spiazzante, Berlusconi il più disinvolto, Salvini il più furioso, Di Maio il più spregiudicato

 

            È francamente difficile dire, nella confusione in cui si è sviluppata, chi abbia fatto la migliore campagna elettorale, ora che siamo davvero arrivati alla fine. Forse il presidente del Consiglio, che non sembra abbia abusato del suo ruolo, come gli sarebbe stato facile con un altro temperamento.

            La stessa lettera inviata agli elettori per sollecitarne il voto nel collegio uninominale di Roma dove si è proposto è stata di una sobrietà esemplare: non una parola preferenziale per il suo partito di appartenenza, anche a costo forse di fare storcere il muso a qualcuno al Nazareno.

            Il rispetto per gli alleati, e per il contributo che i loro voti sono destinati a dare o al successo del Pd di Matteo Renzi, grazie ai meccanismi e alle soglie della legge elettorale in vigore, o al contenimento delle perdite rispetto alle elezioni di cinque anni fa, come sembra più probabile, è stato di altri tempi. Penso a quando, per esempio, Aldo Moro concluse in televisione una campagna elettorale come capo di un governo uscente di centrosinistra dicendo di non poter fare a meno di raccomandare agli elettori anche i partiti alleati. E si procurò un’altra dose di sospetti e di risentimenti nella sua Dc, dove i cosiddetti dorotei, già sentitisi costretti da lui,  a Palazzo Chigi, ad eleggere al Quirinale alla fine del 1964 l’alleato Giuseppe Saragat dopo l’interruzione dolorosa del mandato del democristiano Antonio Segni, colto da ictus nel corso di un diverbio proprio col leader socialdemocratico, allora ministro degli Esteri, gli rimproveravano troppa tolleranza verso i socialisti. Che nel frattempo si erano riunificati ed erano avvertiti dai moderati della Dc come concorrenti troppo pericolosi.

            I risultati elettorali del 1968 privilegiarono lo stesso la Dc, tanto che i socialisti sospesero l’alleanza di centrosinistra, per il cui recupero i dorotei critici di Moro concessero agli alleati molto più di quanto  avessero impedito di fare  all’ormai ex presidente del Consiglio. Essi definirono il loro centrosinistra, affidato alla guida di Mariano Rumor, “più incisivo e coraggioso” dei precedenti. Cominciò  allora una rincorsa a sinistra che fece perdere la testa ai socialisti, li divise di nuovo e provocò  una crisi della formula destinata a sfociare nell’anno e mezzo di tregua politica nota come “solidarietà nazionale”. Durante la quale accaddero eventi per niente di tregua, fra cui il tragico sequestro terroristico di Moro. Ne sta per ricorrere il quarantesimo anniversario.

            Se Paolo Gentiloni è stato il più accorto in questa campagna elettorale, Matteo Renzi il più presente ma anche spiazzante, sino a proporsi per l’opposizione, Silvio Berlusconi il più disinvolto, per le sue promesse e per la condizione d’incandidabile che non lo ha minimamente frenato, Matteo Salvini il più furioso, anche nel giuramento sul Vangelo come aspirante premier davanti al Duomo di Milano, il grillino Luigi Di Maio è stato il più spregiudicato, al limite dell’eversione istituzionale.

            Tale può ben essere considerato, anche se i giornaloni ci hanno quasi scherzato sopra con pezzi di colore, come si dice nel nostro gergo professionale, il tentativo ostentato dal candidato pentastellare a Palazzo Chigi di rifilare al presidente della Repubblica, con l’aria di fargli un atto di cortesia e di rispetto, la lista dei ministri di un governo che il capo dello Stato non lo ha incaricato di fare. E del quale spero che non lo incaricherà mai: non per ritorsione, per carità, ma per lungimiranza degli elettori. Che sarebbero dei suicidi se assicurassero al giovanotto campano i numeri necessari per portare davvero in Parlamento il suo governo di presunti tecnici d’area, cioè monocolore. Su cui non cadranno le imprecazioni di Grillo solo perché il comico genovese, e garante del movimento, ha chiuso all’improvviso, e forse apposta, la stagione dei suoi vaffa…

           

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: