L’elettoralismo rimproverato al governo e quello delle opposizioni

       “Vergogna!”, ha gridato la segretaria del Pd Elly Schlein contro il decreto legge sul tetto del 30 per cento degli stranieri nelle classi delle scuole dell’obbligo, divieto del burqa ed altro. Un grido diretto al governo, che avrebbe approvato un provvedimento elettoralistico, d’inizio anticipato di una campagna elettorale che potrebbe durare un anno, se la scadenza della legislatura dovesse essere ordinaria. Ma un grido che coinvolge anche il presidente della Repubblica per il contributo che i suoi uffici hanno dato alla formulazione del decreto, piuttosto che disimpegnarsene e lasciarlo bocciare al Quirinale col rifiuto clamoroso della firma di Sergio Mattarella per la promulgazione, come auspicato da almeno una parte delle opposizioni.

       Se è elettoralistico, ripeto, il provvedimento del governo, finalizzato in particolare a contenere la concorrenza della formazione politica del generale Roberto Vannacci che insidia da destra la conferma della maggioranza uscente, non è meno elettoralistica la reazione della Schlein e dei suoi potenziali alleati, anch’essi peraltro in competizione fra di loro per la definizione di un programma e di un candidato comune a Palazzo Chigi.

       Se il decreto legge appena approvato dal Consiglio dei Ministri è una vergogna, la legge elettorale in uscita dalla Camera, dopo l’approvazione del Senato, è una “truffa”, gridata e sventolata con cartelli nell’aula di Palazzo Madama. Una truffa come era stata definita dalle opposizioni nel 1953 quella voluta da Alcide De Gasperi, pensate un po’, per assegnare un premio in seggi parlamentari a chi avesse raggiunto la maggioranza, cioè la metà più uno dei voti nelle urne. Un premio che non scattò. E al quale De Gasperi decise di rinunciare rifiutando la strada del ricorso propostagli dal ministro dell’Interno Mario Scelba, convinto che ci fossero stati dei brogli nel conteggio dei voti.

       “Vergogna” per il decreto sulle classi scolastiche, “truffa” per la legge elettorale ancora in cantiere e “mance elettorali”, naturalmente disdicevoli, per gli esoneri disposti dai bolli auto e moto sotto una certa soglia. Meglio insomma pagare che non pagare, nella curiosa e autolesionistica campagna elettorale opposta dagli avversari a quella del governo.

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