Salvini e Vannacci si contendono in Italia il voto in Sassonia

       A destra il leader leghista Matteo Salvini e il suo ex vice segretario Roberto Vannacci, messosi notoriamente in proprio con Futuro Nazionale sorpassando rapidamente il Carroccio nei sondaggi, si sono contesi non dico il diritto ma la coerenza nella soddisfazione espressa da entrambi per il voto in Sassonia. Dove, pur con una popolazione di soltanto due milioni di abitanti rispetto agli 83,5 della Germania e i 452 dei paesi dell’Unione Europea, l’estrema destra ha stracciato i democristiani del Cancelliere Merz e ancora di più i socialdemocratici in un turno elettorale così poco locale da essere finito sulle prime pagine di tutti i giornali.  

       Salvini, spiazzando come al solito la premier Meloni e contrapponendosi all’allarme del vice premier forzista Antonio Tajani, ha esultato sentendosi partecipe della vittoria dell’Afd. E traendone spunto per motivare la sofferenza con la quale personalmente e politicamente partecipa all’Unione europea nella cui commissione il governo italiano è rappresentato dal vice presidente Raffaele Fitto, dei fratelli della premier.

       Vannacci cantando a suo modo la romanza Nessun dorma della Turandot di Giacomo Puccini ha contestato a Vannacci il motivo di essere compiaciuto come lui. E gli ha rimproverato l’espulsione voluta e ottenuta nel Parlamento europeo della estrema destra tedesca, proprio quella ora in festa in Sassonia, dal gruppo di Identità e democrazia dove siede la Lega.

       Salvini insomma è un abusivo nello spazio che si è ritagliato nelle reazioni al voto in Sassonia. Vannacci invece ha rivendicato la sua appartenenza autentica alla famiglia di destra, secondo lui, per niente nazista o filonazista, pur considerando Afd quello di Hitler un accidente della storia tedesca, una deviazione pur lunga di Bismark. Come Futuro nazionale non sarebbe per niente fascista o filofascista, neppure quando ne adotta pose e linguaggio. A cominciare dal “me ne frego” mussoliniano da Vannacci opposto, nei corridoi di Villa d’Este a Cernobbio, alla magistratura militare e ordinaria che si sta occupando del suo movimento frequentato, a dir poco, da sottufficiali e ufficiali di varie Armi. Se ne frega forse il generale anche delle reazioni alla sua partecipazione alla scuola di Polizia a Torino.

       Il problema ora per la Meloni è di seguire il consiglio appena formulatole da Gianfranco Finin e smentire la rappresentazione di Vannacci, appena fatta anche da Romano Prodi inseguendo la sinistra, di un “complemento del centrodestra”. Salvini dovrebbe bastare e avanzare come anomalia della maggioranza: anomalia ormai più personale che del partito dove la leadership del vice presidente del Consiglio è contestata. E attesa a Pontida col fiato sospeso, per quanto mostri, pure lui, di fregarsene.

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