La missione fallita del generale Roberto Vannacci a Cernobbio

       Se la missione del generale Roberto Vannacci a Cernobbio, ospite del fior fiore dell’imprenditoria italiana e dintorni, era quella di accreditarsi come un leader -aveva detto al Dubbio il giorno prima- di predisporsi a un accordo col centrodestra   “scritto, pubblico e verificabile su remigrazione, sicurezza, fisco, energia e interesse nazionale, compreso lo stop ad armi e denaro all’Ucraina senza una strategia”, per evitare di “fare la ruota di scorta” di un secondo governo della Meloni nella prossima legislatura; se questa, ripeto, era la sua missione, egli l’ha mancata in pieno.

       Sferzato dal senatore a vita ed ex premier Mario Monti, pronto a “combattere fino all’ultima mia energia il tentativo di ricostituzione della retorica del fascismo”, Vannacci ha toccato con mano il suo isolamento. Si è procurato solo il gelo della platea. Gli rimane solo l’interesse della sinistra a pomparlo per i voti che, correndo da solo, potrà sottrarre al centrodestra facendogli perdere la partita elettorale dell’anno prossimo. Se alla Meloni poteva mai venire la tentazione di recuperare il generale nella speranza di poterlo poi neutralizzare in una maggioranza, Vannacci gliel’ha fatta passare proprio con la sua esibizione a Cernobbio di pura “retorica” fascista, come ha detto Monti. Che è esattamente quella dalla quale la leader della destra di governo deve tenersi lontana, anzi lontanissima, per realizzare la sua politica pragmatica e rimanere in campo scommettendo sull’incapacità del campo largo dell’alternativa di darsi un programma e un leader credibili.

       Va detto che il Vannacci del peggiore “me ne frego” di tradizione fascista, gridato contro le inchieste giudiziarie che si sta procurando il suo movimento servito anche da militari in servizio, è anche alquanto sfortunato. La sua battaglia, per esempio, reazionaria e maschilista contro il reato di femminicidio viene smentita ogni giorno da un nuovo omicidio di donne colpevoli solo di essere tali, e indisponibili al possesso dell’uomo.

       La figura di questo retorico generale, per restare al linguaggio di Monti, è soltanto patetica. Una sinistra ridotta a scommettere su di lui per prevelare sulla Meloni è messa davvero male, anzi malissimo.

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