L’altra faccia della medaglia della longevità del governo di centrodestra

       L’altra faccia della medaglia appuntatasi da Giorgia Meloni festeggiando a Bari il primato di longevità del suo governo nella storia della Repubblica è quella del primato di durata dell’opposizione di sinistra, o centrosinistra. Che naturalmente non viene festeggiato dagli avversari della premier, per quanto abbiano incassato qualche mese fa l’importante e indubbia vittoria referendaria contro la riforma costituzionale della magistratura.

       Significherà pure qualcosa di non esaltante il fatto che dopo quella vittoria le opposizioni, e il campo largo che le contiene almeno sulla carta, non siano riuscite a trovare pace e vera unità. Esse hanno continuato a dividersi in Parlamento, a Roma e a Strasburgo, nelle votazioni sulla politica estera e di difesa. E mancano tanto di una leadership comune, da opporre a quella forte e consolidata della Meloni nel centrodestra, che i candidati ad essa aumentano di giorno in giorno, alla luce del sole o sotto traccia. Fra i capi dei due maggiori partiti dello schieramento “avverso” al governo, come Walter Velltroni alla guida del Pd chiamava il centrodestra di Silvio Berlusconi al governo, corrono rapporti più di diffidenza che di fiducia. Elly Schlein e Giuseppe Conte non riescono a intendersi neppure sulle modalità delle primarie alle quali pure essi hanno affidato, l’una di fatto subendole e l’altro reclamandole, la loro partita. Non solo sono ancora da definirsi le modalità, ma è incerto anche il carattere dell’esito, se e in che misura vincolante, avendo Conte rivendicato, per esempio, il diritto di continuare a contrastare gli aiuti all’Ucraina aggredita dalla Russia se dovesse capitargli di vincere le primarie prima e le elezioni poi, a dispetto della posizione del Pd e delle componenti moderate, di area nominalmente centrista, del campo largo.

       Meloni festeggiando il suo primato di longevità governativa ha promesso di non mollare, che è poi il titolo di un periodico antifascista del 1925 fondato da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli. Non molleranno probabilmente neppure i suoi avversari nella pratica dell’opposizione pregiudiziale e dei loro contrasti. Continueranno a praticare anche l’antifascismo ìn mancanza di un fascismo, né bianco, come l’ha definito il costituzionalista Michele Ainis parlandone al Fatto quotidiano nè nero.

       E’ vero. A destra c’è un generale, Roberto Vannacci, che si è appena vantato di “fregarsene” fascisticamente delle indagini giudiziarie, preliminari e non, militari e civili, sulla natura del suo movimento politico Futuro nazionale e sulla partecipazione di sottufficiali e ufficiali in servizio alla sua gestione e propaganda. Ma Vannacci non è certo la Meloni. E credo personalmente che la premier non sarà così sprovveduta e autolesionista da fare alla sinistra il regalo di imbarcarlo nel suo centrodestra.

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