Nella pratica dell’autolesionismo, se non addirittura nella vocazione, la sinistra non si è fatta mancare neppure la rinuncia a condividere l’ispezione ordinata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio a Torino. Dove una giudice -ripeto, una, cioè donna- ha rimesso in libertà dopo due giorni di carcere un bengladese ripreso anche dalle telecamere del minimarket dove lavora a molestare una tredicenne dopo una quarantenne.
Soddisfatta del suo “dispiacere” e della promessa di non farlo più, la giudice ha ritenuto che l’imputato possa aspettare libero, obbligato solo alla firma in commissariato, il processo. Nei soliti tempi naturalmente della giustizia italiana.
D’accordo, la custodia cosiddetta cautelare, prima del processo, non va scambiata per un anticipo della pena, come insegnano all’Università. Ma c’è modo e modo di praticare questo principio. Farlo in 48 ore è una sfida al buon senso. Un “allarme sociale” giustamente avvertito e denunciato dal Guardasigilli, sostenuto solo dalla sua maggioranza, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni.
Il Pd di Elly Schlein si è lasciato scavalcare persino dal Movimento 5 Stelle presieduto dal suo concorrente a Palazzo Chigi Giuseppe Conte. Dove hanno avvertito almeno il pudore di esprimere “stupore e preoccupazione” non per l’ispezione ministeriale disposta da Nordio ma per la decisione della giudice di Torino.
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