Per fortuna solo in navigazione internettiana, e non anche sul Giornale che fu di Indro Montanelli, dove pure aveva aperto una polemica sui giornalisti che si danno alla politica compromettendo, secondo lui, la credibilità della professione e delle testate di appartenenza, Luigi Mascheroni ha attribuito a Indro Montanelli il coraggio e quant’altro di avere “cacciato a calci in culo” Enzo Bettiza per essersi fatto eleggere parlamentare, italiano e poi europeo, dai liberali, dai repubblicani e infine dai socialisti.
A quasi 60 anni d’età Mascheroni non ha una buona memoria di cose accadute al Giornale 43 anni fa, quando lui quindi ne aveva meno di 20. Bettiza non fu cacciato né a calci in culo né senza. Si era dimesso nel 1983 dissentendo dalla decisione presa da Montanelli, consultatosi solo con Gian Galeazzo Biazzi Vergani, che lo stesso Bettiza aveva contribuito ad assumere come uomo di macchina proveniente anche lui dal Corriere della Sera, di non pubblicare un mio commento, come editoriale, di difesa di Bettino Craxi dall’accusa della sinistra democristiana e dei comunisti di volere lottizzare l’Eni ancor più di quanto non lo fosse già. Avevo scritto in quel commento che più della lottizzazione, praticata anche dalla sinistra della Dc e dal Pci quando partecipavano alla ripartizione dei posti negli enti pubblici, non solo alla Rai, non era perdonato al leader socialista l’anticomunismo. Che noi del Giornale -osservo e ricordo oggi- avremmo dovuto sostenere, non penalizzare partecipando a polemiche moralistiche.
Ma a Montanelli il segretario del Psi non piaceva perché non gli riservava la deferenza di altri politici come Giovanni Spadolini, per esempio. Craxi non scodinzolava. E il suo partito era dichiaratamente, orgogliosamente, autonomamente socialista: una parola che Montanelli riteneva indigesta ai suoi lettori, ai quali egli avrebbe tuttavia riservato poco più di una decina d’anni dopo la sorpresa di accettare gli inviti alle feste dell’Unità, da ex direttore ormai del Giornale, per criticare Silvio Berlusconi datosi alla politica e giunto nel 1994 direttamente e clamorosamente a Palazzo Chigi. Ne accadevano quindi di cose strane già allora nei rapporti fra giornalismo e politica, come fra magistratura e politica.
Bettiza, dunque, che sullo specifico tema dell’Eni insidiato da Craxi aveva sostenuto pochi giorni prima la mia stessa opinione parlandone a Telemontecarlo, non mi lasciò solo a uscire dal Giornale. E insieme approdammo nel gruppo di Attilio Monti: lui come direttore editoriale dei due quotidiani e io come editorialista della sola Nazione, riservando al Resto del Carlino i commenti una volta comuni di Franco Cangini. Da quel gruppo poi saremmo usciti, sempre insieme, per protesta contro il peso che scoprimmo avesse nelle testate del petroliere la P2 di Licio Gelli.
Questa è la storia ignorata da Luigi Mascheroni, anzi stravolta raccontando di Bettiza “cacciato a calci in culo”, ripeto, da Montanelli. Che, pace all’anima sua, saliva in cattedra anche quando non lo meritava.
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