Il voto in Sassonia rimette insieme in Italia Vannacci e Salvini

Al generale Roberto Vannacci, gradito più nei corridoi che nelle aule o nelle stanze, come lui stesso ha provato a Cernobbio, deve piacere l’opera lirica. Egli ha scomodato Giacomo Puccini e la romanza Nessun dorma della sua Turandot per festeggiare e commentare il successo elettorale dell’estrema destra in Sassonia. Alla faccia -ha detto sempre il generale- del senatore a vita ed ex premier Mario Monti, impegnatosi a spendere tutte le sue ultime energie per contrastare la retorica fascista di Futuro nazionale.

       Spero che non dormiranno, per restare alla lirica, gli elettori italiani l’anno prossimo facendo gonfiare ulteriormente il partito di Vannacci. Dalle nostre parti l’antidoto al generale c’è. E la premier Giorgia Meloni, con la sua destra moderata e di governo: altro che il “fascismo bianco” diagnosticato dal costituzionalista Michele Ainis. Una destra di governo che solo una sinistra esasperata, a dir poco, e fuori di senno, sprovvista ancora di un programma e di una leadership alternativa, può pensare di riuscire a sconfiggere grazie ai voti che riuscirà a sottrarle un generale insonne impegnato a raddrizzare il mondo alla rovescia in cui ha scoperto di vivere. Ardua impresa, avrebbe detto Charles De Gaulle, un altro generale.

       La Meloni non farà, credo, a Vannacci il regalo a lungo fatto all’estrema sinistra in Italia, sino a spingerla alla lotta armata, rifiutando di avere concorrenti ancora più a sinistra.

       Piuttosto che giocare col fuoco e fare il tipo per Vannacci  in funzione antimeloniana, una sinistra vera di governo dovrebbe aiutare la Meloni al Senato a introdurre nella legge elettorale il ballottaggio per la capacità che esso ha di sottrarre qualsiasi schieramento, anche di destra, ai condizionamenti estremistici. 

       Sull’aiuto che la sinistra sta ricevendo dall’ancora vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini per scongiurare una simile riforma elettorale c’è ben poco da dire e da scrivere. C’è solo da mettersi le mani fra i capelli, almeno di chi ne ha ancora.  

Pubblicato sul Dubbio

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