Se i leader rinunciassero alla blindatura in testa alle liste elettorali

       Già parlamentare italiano ed europeo, orgogliosamente nostalgico del sistema elettorale proporzionale che lo portò alla prima elezione nel 1992, nella legislatura fra le più brevi della Repubblica perché interrotta dall’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro insofferente dei troppi inquisiti di “Mani pulite” e dintorni,  Pino Pisicchio non si è certamente strappato vesti e capelli per il ripristino dei voti di preferenza, per quanto limitato e controverso, nella legge elettorale votata al Senato. E chissà se al riparo da sorprese alla Camera. Se n’è, al contrario, compiaciuto rammaricandosi del ritardo col quale si è cominciato a porre rimedio all’abolizione anche dell’unica e ultima preferenza sopravvissuta al referendum abrogativo del 1991 intestato a Mario Segni, Mariotto per gli amici. Fra i quali credo vi fosse anche l’inascoltato Pisicchio, preveggente nel timore di un Parlamento destinato a perdere di rappresentatività e di potere, poi ridotto infatti dai grillini a una scatola di tonno da svuotare.

       Non so se il presidente del Senato Ignazio La Russa ha fatto bene i conti   nel prevedere che col testo votato a Palazzo Madama grazie anche a lui -salvo sorprese, ripeto, alla Camera- “almeno il 60-65 per cento degli eletti del mio partito”, che è quello di maggioranza guidato dalla premier Giorgia Meloni, “lo sarà con le preferenze”. So però che i capilista voluti e selezionati dai loro partiti continueranno ad essere eletti, diciamo così, di ufficio, cioè nominati.

       Per costoro Pisicchio, scrivendone sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ha proposto “sommessamente” ai segretari di partito quello che ha definito “un piccolo atto di decenza” che condivido.Se proprio dovete mantenere i capilista bloccati -ha chiesto- evitate di farci vedere in cima i leader. Pensate un po’ a quelli che sono venuti prima di voi, a Moro, Berlinguer, Craxi, Almirante: avrebbero mai accettato di nascondersi dietro lo scudo di una capolistura bloccata, rinunciando al rapporto col popolo? E che leader sarebbero stati se si fossero dimostrati impauriti dalla concorrenza?”. “Usate i capilista -ha concluso Pisicchio- per metterci un po’ di donne, qualche personalità del mondo della cultura e della scienza, qualche bella testimonianza del volontariato. Insomma, abbiate decenza e la gente potrebbe anche tornare alle urne”. Senza bisogno di esservi spinta, come in Sassonia, dal Vannacci di turno.

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