L’abbaglio delle preferenze e la rinuncia suicida al ballottaggio

       Peraltro neppure sicuro perché a rischio di bocciatura a scrutinio segreto nel ritorno alla Camera, dove già il governo era stato battuto sulla stessa materia nel primo passaggio, il ritorno limitato delle preferenze intestatosi con orgoglio dalla premier Giorgia Meloni al Senato non mitiga il difetto della nuova, ennesima legge elettorale. Che è la rinuncia al ballottaggio proposto da una personalità pur eminente della maggioranza di centrodestra come l’ex presidente del Senato Marcello Pera.

       Senza il ballottaggio sia il centrodestra sia il centrosinistra, entrambi alquanto articolati al loro interno, con divergenze che li attraversano su temi non secondari come la politica estera e di difesa, saranno esposti ai condizionamenti delle punte estreme.

       Il primato della longevità, cioè della durata, raggiunto e festeggiato nei giorni scorsi ha dato alla Meloni la speranza di potere esorcizzare il condizionamento del generale Roberto Vannacci, che già nei sondaggi risulta decisivo per il risultato della partita elettorale dell’anno prossimo fra il centrodestra e il centrosinistra. Altro che i cespugli centristi per il campo largo e quelli omologhi della maggiorana uscente, fra i quali è finita con la sua percentuale a una sola cifra anche la Forza Italia del compianto Silvio Berlusconi.

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