L’evoluzione pirandelliana del guerriero Sigfrido Ranucci continua. Dalla disponibilità all’avventura politica già coltivata per lui dall’amico Valter Lavitola, dichiaratamente alla ricerca di un “riscatto sociale” all’ombra del conduttore televisivo lanciato addirittura verso Palazzo Chigi -disponibilità espressa dicendo di “non escludere nulla”- la vittima dell’attentato promozionale ordinato dallo stesso Lavitola è passato all’esclusione di una sua candidatura. Lo ha annunciato ospite di una festa di AVS, la componente più a sinistra del cosiddetto campo largo dell’alternativa, dove si pensava che egli potesse trovare un posto in lista ma si sono scoperte resistenze anche ad alto livello per le tante incognite che gravano sugli sviluppi delle indagini giudiziarie. Per ora esso lo riguardano come parte lesa ma potrebbero riguardarlo poi anche in altra veste.
Sia che abbia escluso la candidatura, questa volta -credo- non a presidente del Consiglio ma solo a deputato o a senatore, come la volpe con l’uva troppo lontana per piacerle, sia che si sia tirato indietro credendo di più nella possibilità di un ritorno in extremis alla conduzione della trasmissione Report, in tempo per la ripresa di novembre, alla quale si stanno preparando altri nominati dalla Rai, Ranucci si sta rivelando un giocatore davvero imprevedibile. A tal punto che ritenersi “fastidioso”, ha detto, più come conduttore che come politico. A chi intende dare fastidio si suole dare del rompiscatole. Se fosse davvero spiritoso come vuole spesso apparire con le sue battute, egli dovrebbe farsi stampare dei biglietti da visita come rompiscatole, appunto.
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