Chissà perché Putin si è preso altri tre giorni di guerra per fare scattare martedì 27 ottobre una tregua in ciò che resta della città ucraina Oleshky, particolarmente martoriata dai suoi missili e droni.Forse egli deve ancora decidere a chi concedere questa tregua fra il Papa, che gliel’aveva chiesta telefonandogli dal Policlinico Gemelli dopo l’intervento per un tumore al polmone, e la moglie del presidente americano Donald Trump, Melania. Alla quale il marito ne ha già attribuito il merito non parendogli vero di sgambettare, diciamo così, il connazionale decisamente più popolare di lui nel mondo. Che è appunto Prevost, il Pontefice. Al quale è riuscito e riesce abbastanza facile prevalere di fronte al grande disordine, a dir poco, che il presidente degli Stati Uniti ha creato nel mondo. Un disordine tradottosi in nuove guerre, come quella all’Iran, e nell’allungamento e inasprimento di vecchie, come quella appunto in Ucraina cominciata più di quattro anni fa con una “operazione speciale”, nel titolo datole da Putin, da concludere in una quindicina di giorni per “denazificare” , addirittura, il Paese limitrofo governato da Zelensky. La sola durata reale di questo conflitto segna una sconfitta di Putin, per quanto il signore del Cremlino abbia ottenuto da Trump il rovesciamento delle responsabilità procurandosi praticamente il ruolo dell’aggredito e non dell’aggressore.
Rispondi