La forte irruzione della premier Giorgia Meloni al centro

       Pur morto più di 35 anni fa, nel 1991, in tempo per risparmiarsi la  fine della cosiddetta prima Repubblica e della “sua” Dc, da dove tuttavia era stato tentato di uscire considerandola troppo conservatrice, trattenuto da Aldo Moro all’ultimo momento, Carlo Donat-Cattin ha continuato ad essere associato ai convegni autunnali di Saint Vincent cominciati con lui. Nella località valdostana la Dc è idealmente sopravvissuta come punto di riferimento per iniziativa di irriducibili, come Gianfranco Rotondi, ora fratello d’Italia, che ne  coniugano il ricordo con formazioni politiche nate o prodotte dalla seconda Repubblica.

       Al convegno di quest’anno Rotondi ha assegnato lo stesso titolo di un suo libro fresco di stampa: “Il partito italiano”, che si può immaginare, ma anche costruire, muovendo “da Berlusconi a Meloni”. Un progetto, un sogno, chiamatelo come volete, che la premier ha mostrato di gradire, se non addirittura incoraggiare, collegandosi nella giornata conclusiva, ieri, con tanto di discorso con cui ha voluto accreditarsi al centro, dove ha detto di sentirsi nell’”azione di governo”, adottandone la “cultura”.

       In questa postura, diciamo così, la Meloni non si è certamente guadagnata il consenso del generale Roberto Vannacci, che vi avrà trovato la conferma delle ragioni della propria collocazione all’estrema destra. Ma proprio col suo intervento da remoto Meloni ha voluto far capire che non intende né seguire né farsi condizionare da Vannacci per paura di perdere tanti voti da farsi sorpassare alle prossime elezioni politiche dal cartello dell’alternativa. E’ al centro insomma che la Meloni vuole crescere, non a destra. E le sarà probabilmente più facile di quanto a sinistra non credano di poter fare avendo allargato il cosiddetto campo largo a cespugli e cespuglietti dichiaratamente di centro che la segretaria del Pd Elly Schlein cerca di proteggere dalla insofferenza del suo concorrente Giuseppe Conte nella corsa a Palazzo Chigi. Anzi, alla candidatura a Palazzo Chigi se e quando si arriverà a definirla con le primarie sulle quali manca l’accordo, come sulla parte non certo secondaria del programma riguardante la politica estera e di difesa.

       La Meloni quasi centrista, diciamo così, di Saint Vincent è competitiva, all’interno della sua solida maggioranza di governo, anche rispetto alla Lega di Matteo Salvini e a Forza Italia messa in fibrillazione dai figli di Silvio Berlusconi, che la trovano “ingiallita” – aggettivo del governatore calabrese e vice segretario del partito Roberto Occhiuto- sotto la guida di Antonio Tajani. Una Forza Italia che Matteo Renzi ha appena insidiato, dal campo dell’alternativa, con un appello ai dissidenti e malpancisti a seguire lui piuttosto che la Meloni restando nella coalizione di centrodestra.

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