C’è una doppia gara di giornalisti e di politici, spero inconsapevoli, nella maleducazione verso il presidente della Repubblica. E la sua principale prerogativa. Che non è, a mio avviso, la nomina del presidente del Consiglio e dei ministri conferitagli dall’articolo 92 della Costituzione. Una prerogativa che ora, con l’approvazione dell’ultima, o penultima, riforma elettorale partorita dalle Camere e rapidamente promulgata dal Capo dello Stato accelerandone il passaggio alla Corte Costituzionale, sarà messa alla prova con la proposta che gli potrà essere formulata, per la nomina del presidente del Consiglio, dalla coalizione elettorale vincente. Una prova, a dispetto dei timori avvertiti o denunciati dalle opposizioni di turno, che il Capo dello Stato saprà superare conservando l’ultima parola. Del resto, la riforma ha lasciato fuori dalla scheda affidata agli elettori l’indicazione del candidato alla guida del governo.
Ancora più pregnante dell’articolo 92 è quello che lo precede di quattro posti, considerando la natura parlamentare e non presidenziale della nostra Repubblica. L’articolo 88 conferisce al Capo dello Stato, con l’obbligo solo di “sentire” i loro presidenti, il potere di “sciogliere le Camere o anche una sola di esse”, disponendone quindi il rinnovo in elezioni anticipate.
Sono settimane, ormai, che i giornalisti scrivono e i politici parlano di elezioni non alla scadenza ordinaria dell’autunno prossimo ma anticipata alla primavera, già prenotata da elezioni amministrative, con motivazioni diverse. Per dare al primo governo della nuova legislatura più tempo nella preparazione e proposta alle Camere della cosiddetta legge di stabilità, o finanziaria, o di bilancio. O, all’opposto, per dare più tempo ai partiti che ne hanno bisogno. A destra considerando, in particolare, la fretta che non hanno Matteo Salvini nella Lega, non a caso sottoposta ad un congresso straordinario e indicativo delle inquietudini interne, e Antonio Tajani nella Forza Italia che fu di Silvio Berlusconi e sembra ingiallita -dice il vice segretario Roberto Occhiuto- agli occhi e ai cuori dei figli e affini. A sinistra considerando, nonostante la segretaria del Pd Elly Schlein sia convinta di “stare andando a vincere”, la perdurante mancanza di un programma comune e di un candidato altrettanto comune a Palazzo Chigi. Un candidato che non si sa ancora bene come scegliere, con quali modalità di primarie, se non addirittura senza primarie, precedendole o vanificandole di fatto con accordi di vertice, e soluzioni compromissorie.
Mi ha colpito la disinvoltura con la quale sul Corriere della Sera, il giornale più diffuso in Italia che festeggia in questi giorni i suoi 150 anni, si è scritto che i nodi delle scadenze elettorali, ordinaria o anticipata, dovranno “passare anche dal Quirinale”. Anche? Direi soprattutto o solo, per educazione costituzionale, e anche personale, verso il presidente della Repubblica.