Troppa suspense, forse, per il voto finale alla Camera sulla legge elettorale

       Penso che il clima di suspense -una tensione ansiosa, dice il dizionario- creato alla Camera sulla votazione finale e obbligatoriamente segreta sulla legge elettorale, pur assecondato dal governo con la fiducia posta in votazioni precedenti e con la mobilitazione chiesta ai gruppi della maggioranza, si ritorcerà domani contro le opposizioni. Che lo hanno cavalcato per rappresentare il centrodestra sull’orlo del collasso e ci hanno scommesso imprudentemente sopra.

       Fallita, credo, questa scommessa più da propaganda che altro, i pericoli per la nuova legge elettorale verranno solo dalla Corte Costituzionale, su cui pure le opposizioni hanno scommesso. Meno su una iniziativa polemica del presidente della Repubblica: il rinvio della legge alle Camere per la “nuova deliberazione” prevista dall’articolo 74 della Costituzione. Il buon senso vuole che il Capo dello Stato lascerà il giudizio direttamente alla Corte Costituzionale, della quale peraltro ha fatto parte prima di essere eletto presidente della Repubblica. Corte che già attende i ricorsi preannunciati. Si vedrà se poi i giudici della Consulta vorranno o potranno decidere prima o dopo le elezioni, rispettivamente prevenendone o provocandone la sostanziale delegittimazione, senza però effetti concreti, nel secondo caso, perché cosa fatta capo ha, come dice un vecchio proverbio. Non è ancora competenza della Corte, per fortuna, disporre della sopravvivenza delle Camere, affidata solo al Capo dello Stato dall’articolo 88 della Costituzione sullo scioglimento anticipato.

       Di questa esclusiva competenza del presidente della Repubblica fanno finta di dimenticarsi da qualche settimana sia il governo, sospettato dalle opposizioni di volere accorciare di qualche mese la legislatura cominciata nell’autunno di quattro anni fa, sia le opposizioni che, contraddicendosi, oltre che infischiandosi delle competenze di Mattarella, sollecitano un giorno sì e l’altro pure la premier Giorgia Meloni a mandare gli italiani alle urne, tanto sono convinte di vincere. Una convinzione – “Andiamo a vincere”, dice spesso la segretaria del Pd Elly Schlein- che serve anche ad esorcizzare i problemi irrisolti degli aspiranti all’alternativa al centrodestra: dal programma alla scelta del candidato a Palazzo Chigi. Problemi che dovrebbero invece consigliare alle opposizioni minore fretta nella corsa al voto. Ma evidentemente le terrorizza la paura di dovere gestire con improvvisazione nel prossimo autunno la legge finanziaria, e mettere subito alla prova la solidità di  una nuova maggioranza.

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