Il Pd perde voti ma la segretaria grida vittoria lo stesso

       “Andiamo a vincere”, ha ripetuto alla direzione del Pd la segretaria Elly Schlein, come a Reggio Emilia il mese scorso chiudendo la festa nazionale dell’Unità pur assente dalle edicole. Vincere, vincere, come gridava e faceva scrivere sui muri delle città e delle campagne Mussolini.

       Eppure dopo il comizio a Reggio Emilia il Pd è sceso nei sondaggi sotto il 20 per cento accorciando le distanze -altro che “il doppio dei voti” vantato al Nazareno- dal Movimento 5 Stelle di Conte, che ora le insidia anche il vertice della classifica delle opposizioni, oltre che l’ambizione di essere la candidata a Palazzo Chigi del campo largo dell’alternativa al centrodestra. Nelle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria, e Locri, neppure la divisione del campo del centrodestra, col generale Roberto Vannacci che gli aveva portato via una fetta più per far vincere la sinistra che per vincere lui, e fare quindi uscire la Meloni con le ossa rotte dalla prova, è stata utile alla coalizione del cosiddetto centrosinistra. Che ha quindi condiviso con Vannacci sconfitta e figuraccia, peraltro quasi in un deserto, essendo scesa l’affluenza alle urne a poco più del 20 per cento.

       Pur di cercare di vincere sulla Meloni la Schlein festeggia le difficoltà della premier nell’Unione Europea, anziché sostenere patriotticamente e razionalmente la richiesta di flessibilità dei conti per gli effetti di una tragica congiuntura internazionale. Eppure quando era ancora presidente della Commissione europea Romano Prodi, non Silvio Berlusconi a Roma, aveva definito “stupidi” i parametri che anche allora soffocavano i paesi dell’Unione.

Chissà se la Schlein ha letto la psicanalisi del campo largo dell’alternativa appena fatta sulla insospettabile Repubblica di carta da Massimo Recalcati. “La vita democraticamente matura di una forza politica -ha ammonito lo psicanalista- si misura quando la “libertà di” prevale sulla “libertà da”. Non si tratta di studiare la strategia più efficace per battere Giorgia Meloni, ma di chiedersi nel nome di quale idea di società di Paese e di Europa si può giustificare un proprio ritorno al governo. Altrimenti il campo potrà certamente essere largo, ma resterà vuoto di sostanza politica”.

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