Una recente sedia vuota fra Elly Schlein e Giuseppe Conte, impegnati a non approfittarne per scambiarsi qualche parola ma ad aumentare le distanze fra di loro concentrandosi ciascuno sulle proprie carte, ha stimolato Aldo Grasso sul Corriere della Sera nel suo spazio domenicale di prima pagina riflessioni critiche sul campo largo delle opposizioni aspiranti all’alternativa di governo.
Un campo in cui -ha scritto il critico televisivo- quella sedia “è l’unica ad avere trovato il suo posto”. Un campo, ancora, in cui ognuno contende il posto all’altro. Conte, per esempio, alla Schlein nella corsa alla candidatura a Palazzo Chigi, e quindi alla leadership della coalizione. Matteo Renzi a se stesso. E Maurizio Landini, il segretario uscente della Cgil, a tutti gli altri messi insieme lanciando contro il governo il solito sciopero generale nel solito venerdì, il 20 novembre, e con le solite bandiere e comizi nelle piazze. O in ciò che ne rimarrà alla fine delle manifestazioni e delle guerriglie scatenatesi in sintonia, credo non casuale, con quelle in altri paesi europei dove si respira aria elettorale.
Sin quando il campo largo dell’alternativa sarà questo la premier Giorgia Meloni potrà pure fare a meno di alzare la voce nella difesa dagli attacchi e nella rivendicazione della “cultura di centro” nell’azione di governo recentemente rivendicata in un videomessaggio ad un raduno di democristiani irriducibili. Altro che inseguire a destra il generale Roberto Vannacci, corteggiato invece dalle opposizioni nel solito paradosso della lotta politica in Italia.
Dopo il Consiglio europeo di giovedì e il doppio dibattito parlamentare che lo aveva preceduto di una giornata è uscito rafforzato un asse alquanto spiazzante per le opposizioni sul terreno della politica estera e di difesa: quello fra i presidenti della Repubblica e del Consiglio, fra Mattarella e Meloni. Un Mattarella che alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato potrà forse fare quello che Mario Draghi fece quattro anni fa a Palazzo Chigi ricevendo la Meloni per il passaggio delle consegne. E senza un cenno di fastidio. Tutt’altro.