Conte declassa a “pretesa” la candidatura della Schlein a Palazzo Chigi

Giuseppe Conte inciampa nel dizionario della lingua italiana rispondendo, in una intervista a Monica Guerzoni, la quirinalista del Corriere della Sera, alla rivendicazione della candidatura di Elly Schlein a Palazzo Chigi “con o senza primarie” nel cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra.

Quella della Schelin, segretaria del maggiore partito della coalizione generosamente chiamata centrosinistra, e che Conte preferisce definire “Alleanza per la Costituzione”, non è appunto una rivendicazione, come dicevo, ma “una pretesa” nella reazione dell’ex premier.

Il dizionario della Treccani consiglia, diciamo così, di assegnare il giusto significato alla “pretesa” considerando “il contesto” in cui si usa questa parola. Un contesto, vista l’alta conflittualità nel campo dell’alternativa, che riduce ad un ossimoro l’aggettivo “legittima” applicato da Conte alla pretesa, ripeto, della Schlein.

Nella sua risposta a mezzo stampa alla segretaria del Pd si trova anche una controsfida dell’ex premier. Che reclama un’accelerazione delle trattative sul programma dell’alternativa e sulle primarie immediatamente successive. Un’accelerazione, quella chiesta da Conte, che sottintende il rimprovero di un ritardo al Pd preso dai suoi problemi interni. Dei quali la Schlein ha cercato di liberarsi -si vedrà con quali risultati- nell’assemblea del Pd che le ha prorogato il mandato di segretaria in scadenza e precluso il diritto della minoranza riformista di partecipare alle primarie con un suo candidato.

Nell’intervista di Conte c’è un solo, brevissimo passaggio sul maggiore ostacolo ad un programma concordato dell’alternativa, che è la questione ucraina. Notoriamente contrario alla prosecuzione degli aiuti militari, che pure hanno consentito la resistenza dell’Ucraina all’aggressione russa, Conte propone “determinazione a sostenere la popolazione”. “Nessuno può metterla in discussione”, dice Conte ignorando, o fingendo di ignorare, che a massacrare la popolazione ucraina da più di quattro anni, e negli ultimi tempi con maggiore ferocia, è la Russia di Putin purtroppo forte anche dei rapporti col presidente americano Donald Trump. Al quale lo stesso Conte ha dato recentemente, e proprio per questo, dell’”irresponsabile” archiviando il “Giuseppi” generosamente ricevuto dal presidente americano nel primo passaggio alla Casa Bianca, quando lui era a Palazzo Chigi, anzi vi restava cambiando maggioranza.

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