Le giornate particolari degli spaventapasseri di destra e di sinistra

La destra, anzi il centrodestra è abitualmente accusato, qualche volta non a torto, di esasperare il tema della sicurezza per trarne vantaggio elettorale, pur in presenza di un astensionismo alto, che fa ritenere l’elettorato più indifferente che attento e smanioso di andare a votare. Ma la sinistra, anzi il centrosinistra, non è da meno nel cavalcare il tema dell’antifascismo per accusare la destra, anzi -ripeto- il centrodestra di rimpiangere e volere ripristinare il regime di un secolo fa in qualche altro modo, senza marce su Roma e tutto il resto. Magari nelle modalità di una “capocrazia” avvertita nella legge elettorale che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe promulgato con troppa fretta, sia pure con l’effetto che dovrebbe essere apprezzato di accelerarne la verifica da parte della Corte Costituzionale già raggiunta da ricorsi.

       Si è arrivati a sinistra, con l’aiuto di tutti i centrini che le gravitano attorno, a ingigantire la figura o il fenomeno del generale in pensione anticipata Roberto Vannacci, quasi festeggiandone l’avvicinamento alle due cifre nei sondaggi. E al conseguente, auspicato dissanguamento elettorale del centrodestra utile al sorpasso e alla vittoria del campo largo dell’alternativa. Ma se dovesse mancare questo sorpasso grazie alla tenuta della coalizione guidata da Giorgia Meloni, il generale rimarrebbe uno spauracchio per la tentazione attribuita alla stessa Meloni di recuperarlo, per quanto la premier non abbia sinora pronunciato una parola o compiuto un gesto in questa direzione. Piuttosto la presidente del Consiglio ha adottato, con tanto di discorso a una platea di post-democristiani, la “cultura di centro” nell’azione di governo.

       il buon Aldo Cazzullo, che prima o poi vivrà, e potrà anche raccontare in televisione la “giornata particolare” della sua nomina a direttore del Corriere della Sera, nella pagina della corrispondenza dei lettori ha colto l’occasione di un ricordo di Giorgio Bracardi per indicare nel generale Vannacci la caricatura riuscita del fascista anticipata dal compianto al pubblico divertito di Renzo Arbore. “Il suo personaggio -ha scritto Cazzullo alludendo appunto a Vannacci- è all’8 per cento e magari un domani sarà al governo”. Persino alla guida, ha già prospettato qualche altro spaventapasseri immaginando la Meloni al Quirinale e il generale a Palazzo Chigi, portatovi da tutti quelli ai quali sta offrendo candidature sapendoli a rischio di non essere più riproposti dai partiti di origine, o dell’altra volta. Siamo più ai fumetti, mi pare, che alla cronaca.

Pubblicato sul Dubbio

Rispondi

Blog su WordPress.com.

Su ↑