I deputati fuggiti dai nuvoloni annunciati dal ministro Giorgetti

       Per non cadere nella tentazione sempre forte del qualunquismo, alla quale ha ceduto, per esempio, Massimo Gramellini più o meno consapevolmente nel suo caffè quotidiano sulla prima pagina del Corriere della Sera commentando l’aula deserta della Camera di ieri mattina, si potrebbe persino contestare al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti la protesta fatta contro gli assenti. Che avrebbero disertato il lavoro rispettato invece da lui, unico peraltro al banco del governo, dove nessun ministro, proprio nessuno, ma neppure uno dei suoi sottosegretari aveva ritenuto di fargli compagnia nel discorso sul documento programmatico di finanza pubblica al primo punto dell’ordine del giorno della 726.ma seduta pubblica della 19.ma legislatura della Repubblica.

       Gli “onorevoli deputati”, come li chiama il presidente di turno nelle sedute, si sono difesi dai “nuvoloni” genericamente annunciati o minacciati dal ministro Giorgetti per spiegare la prudenza contabile del governo, pur sforando peraltro il bilancio. Si sono difesi rimanendo a casa, o spingendosi sino al cosiddetto transatlantico di Montecitorio e alla buvette, senza varcare la soglia dell’aula con l’ombrello riposto grazie alla giornata di sole sopraggiunta ad altre coperte o di pioggia.

       Da vecchio, vecchissimo cronista parlamentare, allenatosi con i resoconti delle sedute e poi avventuratosi nei commenti, vorrei prendermela più che con gli assenti, o col ministro sentitosi praticamente offeso da loro, col presidente della Camera e i suoi vice che si alternano con turni al suo posto. In un’aula deserta – dove dodici persone, quanti erano ieri mattina i presenti, più dei deputati e funzionari sistemati sui banchi della presidenza, si stenta pure a vederli- la seduta non dovrebbe venire neppure aperta. O dovrebbe venire aperta e sospesa immediatamente in attesa del pubblico, chiamiamolo così anche in aula, e non solo nelle tribune degli invitati e dei giornalisti.

       Lo stesso discorso naturalmente vale per il Senato, l’altro ramo più anziano o meno giovane del Parlamento.

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