Prove di furbizia nella corsa alla successione a Mattarella

Della segretaria del Pd Elly Schlein, parlandone nell’intervista al Corriere della Sera con la quale ha annunciato la rinuncia a ricandidarsi l’anno prossimo al Parlamento, dopo 44 di appartenenza, Pier Ferdinando Casini ha sottolineato la “testardaggine”, pari a quella della premier Giorgia Meloni. E “la capacità di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”. Riconoscimenti o apprezzamenti non so fino a che punto compatibili però con la motivazione della rinuncia a ricandidarsi. Che non sta tanto nella sua lunga esperienza parlamentare, per niente debilitante per la sua ottima salute,  ma nella opportunità di “cedere spazio -ha detto- a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori”. Partiti e coalizioni in cui evidentemente Casini non si sente a suo agio: né pensando al centrodestra, dove lui volle collocarsi seguendo Silvio Berlusconi nel 1994, né pensando al centrosinistra, dove chiese ospitalità al Pd per restare in Parlamento non condividendo l’evoluzione dello schieramento berlusconiano.

       Con garbo, come al solito, ma con tempestività da “Pierfurby”, come lo chiamò a suo tempo Francesco Cossiga con urticante amicizia, Casini ha mostrato di non gradire l’aria elettorale che tira nel Pd. Dove la Schlein, per rincorrere o difendersi da Giuseppe Conte, che le contende la candidatura alla leadership dell’alternativa al centrodestra, ha appena contestato che la battaglia elettorale si giochi “al centro”, come invece Casini da sempre sostiene, sia quando era con Berlusconi e sia quando chiese e ottenne ospitalità al Nazareno.

       Furba pure lei, oltre che testarda, e forse anche rinfrancata dalla disponibilità di una nuova candidatura utile per il suo partito a Bologna, la città di Casini, la Schlein ha ringraziato l’ospite “per la competenza, la capacità di dialogo e il senso dello Stato con cui ha sempre servito le istituzioni”, ha scritto in un comunicato.

       Le condizioni di salute e la perdurante “passione” per la politica ribadita da Casini anche in un messaggio agli elettori affidato al giornale più venduto nella sua città, sconsigliano di considerare un epitaffio quello della Schlein, come qualche sprovveduto temo possa pensare. Le qualità riconosciute, anzi certificate, dalla segretaria del Pd potrebbero obbligarla nella prossima legislatura, quando scadrà il secondo mandato di Sergio Mattarella al Quirinale e bisognerà dargli un successore, ad una candidatura proprio dell’ormai ma tempestivo riservista Casini.  Una candidatura che sarebbe come il cacio sui maccheroni se a quell’appuntamento presidenziale entrambi gli schieramenti in gioco, di centrodestra e di centrodestra, dovessero arrivare senza i numeri per giocare da soli la partita del Quirinale, uno contro l’altro. Altro che i sogni quirinalisti coltivati, o attribuiti o offerti a Conte per distoglierlo dall’ambizione di tornare a Palazzo Chigi.

Piubblicato sul Dubbio

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