Pur garantito da un vecchio proverbio, non sempre il tempo è galantuomo. Non lo è stato, anzi non lo è con l’orrore del 7 ottobre di tre anni fa, quando i terroristi palestinesi di Hamas irruppero da Gaza in territorio israeliano, uccisero 1200 ebrei, o scambiati per tali, e ne sequestrarono 250 vivi per scambiarli o farli morire nella guerra di reazione degli israeliani che ne sarebbe seguita. Uniti, quei poveri sequestrati, alla popolazione civile di Gaza usata come scudo umano, avendo i terroristi costruito sotto case, scuole, ospedali, mercati, chiese i loro depositi d’armi e postazioni d’attacco.
Dopo tre anni quei morti in diretta e in differita, esibiti anche come trofei fra le bandiere israeliane bruciate, non valgono più niente. Valgono solo quelli seguiti, inevitabilmente più numerosi, per la guerra di reazione e di prevenzione obbligata per Israele. I genocidi non sono più i carnefici del 7 ottobre 2023 ma gli israeliani, a cominciare dal capo del governo Netanyau, che avrebbe usato e userebbe tuttora la guerra come scudo, per proteggersi dai processi per corruzione e altro. Sino, addirittura, a sottovalutare deliberatamente o ignorare, nascondere, distruggere rapporti arrivatigli sul massacro programmato da Hamas. Cui egli avrebbe persino continuato a fare arrivare sussidi. Lui sarebbe insomma l’Hitler reincarnato in Medio Oriente. Difenderlo è diventato osceno.
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