Salvini frena, ma non troppo, sulla strada dell’uscita dal centrodestra

            Stesosi su più di due pagine del Foglio con una intervista di Annalisa Chirico accettata per dimostrare di non essere poi così “Truce” come lo ha soprannominato il giornale diretto da Claudio Cerasa e fondato da Giuliano Ferrara, e per presentarsi solo come “un italiano medio con la panzetta, e senza tatuaggi”, Matteo Salvini ha cercato -ma a suo modo- di frenare sulla strada dello scontro con Silvio Berlusconi. Su cui si era spinto nei giorni scorsi, per ritorsione contro il rifiuto di convalidare nella commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai  l’elezione di Marcello Foa a presidente dell’azienda da parte del nuovo Consiglio di Amministrazione, sino a minacciare l’abbandono, una volta tanto, della pratica dei respingimenti. Che egli come ministro dell’Interno teorizza e cerca di applicare agli immigrati non regolari, e come leader leghista si era impegnato con Berlusconi ad estendere ai forzisti tentati dal salto sul Carroccio. Fu  anche grazie a questo impegno che Berlusconi lo autorizzò più di due mesi fa a realizzare un’intesa di governo con i grillini senza con questo dichiarare morta e sepolta l’alleanza di centrodestra, onorata da Salvini con visite frequenti ad Arcore e dintorni e con ripetuti attestati di stima quanto meno personale.

            Ebbene, dopo l’incidente -chiamiamolo così- della mancata convalida parlamentare della presidenza Foa alla Rai per effetto dei voti negati dai forzisti con valutazioni di “metodo”, prevalse anche su alcuni cenni di disponibilità lasciatisi sfuggire da Berlusconi nelle conversazioni private col leader leghista, Salvini con pubbliche dichiarazioni annunciò urbi et orbi, come il Papa a San Pietro, che non avrebbe più respinto forzisti aspiranti a passare alla Lega.

            Non so, francamente, se più per omissione dell’intervistatrice o per calcolo, e quindi per convenienza dell’intervistato, Salvini ha evitato di rilanciare la minaccia dell’accoglienza dalle colonne del Foglio, dove Berlusconi continua ad essere chiamato spiritosamente, ma non troppo, “l’amor nostro”. In compenso, però, egli ha colto l’occasione offertagli da una domanda sulle elezioni regionali in programma in autunno in Abruzzo per confermare voci e notizie su verifiche in corso per uscire nella terra di Gabriele D’Annunzio dal seminato del centrodestra. E per avvertire, ancora più in generale e testualmente: “Escludo alleanze organiche col Movimento 5 Stelle, ma non è scontato che la Lega, in assenza di un programma e di un candidato comune, vada con Forza Italia”. Dove -ha detto sempre Salvini in un altro passaggio dell’intervista- “una parte è in sintonia più con il Pd che con il centrodestra”, come è avvenuto prima e dopo le elezioni su certe leggi e si è appena ripetuto nell’opposizione al nuovo, ormai mancato presidente della Rai, anche se Foa è ancora negli uffici della presidenza dell’ente di Stato come il più anziano dei consiglieri di amministrazione, sia pure all’età non certo avanzata di 55 anni.

            Con quella sottolineatura di “una parte” di Forza Italia attratta più dal Pd che dalle altre componenti del centrodestra Salvini ha voluto chiaramente corteggiare i dissidenti, incoraggiandoli di fatto ad andarsene, e riproporre lo scenario pirandelliano di un partito sfuggito praticamente di mano allo stesso Berlusconi. Verso cui -ha detto il leader leghista- “porto rispetto” perché “è un uomo che ha fatto tantissimo in Italia”. E così si stenta a capire dove finisce la frenata di Salvini e comincia invece una nuova accelerazione.

            Neppure dove, alla fine della sua corsa, voglia davvero arrivare il leader della Lega si riesce a capire dalla sua lunga intervista al Foglio. Egli si è proposto con una certa modestia come meta finale della sua carriera politica “il ritorno a Milano”, la sua città, evidentemente in veste di sindaco, ma senza escludere una tappa intermedia, diciamo così, a Palazzo Chigi.

 

 

Ripreso da www,startmag.it

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