Berlusconi c’entra e non c’entra col no dei “suoi” al nuovo presidente della Rai

            Fonti leghiste -si suppone- hanno riferito al Corriere della Sera di una telefonata di Matteo Salvini nella quale Silvio Berlusconi avrebbe un po’ ridimensionato il caso pur controverso della presidenza della Rai a Marcello Foa, già editorialista e inviato del Giornale della famiglia dell’ex presidente del Consiglio.

           Schermata 2018-08-01 alle 07.12.06.jpg “Io non ho nulla contro Foa ma alcuni dei miei non vogliono votarlo”, avrebbe detto Berlusconi al leader della Lega, ma dal 4 marzo scorso anche del centrodestra per avere il partito di Salvini sorpassato nelle urne Forza Italia in una coalizione sopravvissuta, almeno per ora, alla diversa collocazione assunta dalle due formazioni politiche nella formazione del governo: una entrandovi con i grillini per occupare posizioni di rilievo e l’altra schierandosi all’opposizione, o costrettavi dal movimento delle 5 stelle per il rifiuto di trattare una sua partecipazione anche alla sola maggioranza.

            Se sono vere le parole attribuite a Berlusconi al telefono con Salvini, e non smentite sino alla riunione della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai in cui non è stata convalidata l’elezione di Foa a presidente avvenuta da parte del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’azienda di Stato, si potrebbe essere autorizzati a dare una interpretazione minimalista alla posizione contraria degli esponenti forzisti dell’organismo bicamerale. Che Salvini, interessato ad una simile lettura per ovvii motivi di opportunità politica, potrebbe declassare a posizione personale, o incidentale, a prescindere dalle complicazioni conseguenti alla mancanza della maggioranza dei due terzi della commissione richiesta dalla legge per la conferma della presidenza della Rai votata dai nuovi consiglieri di amministrazione. 

            Le distanze che Berlusconi, sempre stando alla telefonata con Salvini, avrebbe preso dalle opinioni e dai comportamenti degli esponenti forzisti della commissione parlamentare di vigilanza, e da altri dirigenti del partito, a cominciare dal vice presidente Antonio Tajani, pronunciatisi nei giorni scorsi con grande evidenza mediatica contro la presidenza di Foa alla Rai per questioni definite “di metodo” -essendo mancato un preventivo accordo tra le parti politiche interessate- sono indicative delle condizioni  a dir poco  pirandelliane in cui si trova Forza Italia. Dove può accadere che il presidente e leader indiscusso non dia direttive, o ne dia da lui stesso non condivise, o non condivise del tutto, o ne dia senza assumersene direttamente tutte le responsabilità parlandone con chi egli continua a considerare ancora un alleato, anzi il capo della sua coalizione elettorale, peraltro al governo in importanti regioni come la Lombardia, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria, il Molise e la Sicilia. Se non ne ho dimenticata nessuna.

             Nella commissione parlamentare di vigilanza Foa ha ottenuto  a scrutinio segreto solo 22 dei 27 voti che gli erano necessari. Fatta eccezione per il presidente della stessa commissione, Alberto Barachini, gli esponenti forzisti non hanno votato, pur essendo presenti, al pari dei commissari del Pd e, più in generale, della sinistra.

 

           

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