Alessandra Mussolini ritrova il nonno nella Lega di Matteo Salvini

            Per fortuna del marito e di Elisa Isoardi, è tutta e soltanto politica l’attrazione di Alessandra Mussolini per Matteo Salvini. In difesa del quale la nipote del Duce, dichiaratamente e orgogliosamente “strapopulista”, ha lasciato Forza Italia considerandola ormai una mezza succursale del Pd a trazione ancora renziana, pur guidato formalmente, e per il momento, da Maurizio Martina.

            Per la Mussolini, momentaneamente europarlamentare ma decisa -come ha appena detto in una intervista a la Verità– a fare dopo la fine del mandato a Strasburgo “cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”, Silvio Berlusconi ha contestato la designazione leghista di Marcello Foa a presidente della Rai solo per il gusto, diciamo così, di far votare i suoi nella commissione parlamentare di vigilanza allo stesso modo del Pd. Così come, dopo le elezioni di marzo, Berlusconi avrebbe preferito schierare il centrodestra con quel partito, e non con i grillini, come ha invece voluto Salvini strappandogli comunque una mezza autorizzazione.

            Il Pd -sempre parola di Alessandra Mussolini- è “un partito già morto e sepolto”, a dispetto della “respirazione bocca a bocca”  praticatagli da Berluscolni e del suo vice Antonio Tajani, il cui impegno nella politica italiana ne indebolisce il ruolo di presidente del Parlamento Europeo.

            Sarà stata una coincidenza, per carità, ma la pazienza della Mussolini nelle fila del partito berlusconiano, dopo due mesi di governo gialloverde, o gialloblu, perché neppure il colore della Lega appare più sicuro, è finita quando Salvini ha ripetuto, in polemica con quanti ne contestano l’azione come vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, il motto adottato dal fascismo dei “tanti nemici tanto onore”, o giù di lì.

            E’ stato a questo punto che la nipote è sbottata, ha telefonato e scritto alla segreteria di Berlusconi per annunciare il commiato, ed è corsa sulla tomba di suo nonno con devozione familiare e politica. Ora tutto è davvero ricomposto, nella testa almeno di Gad Lerner, che ha commentato l’accaduto tornando a liquidare con più convinzione quello di Salvini come “fascioleghismo”.  

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