Incredibile lezione dalla Banca Centrale Europea su come si affondano i mercati

             Evidentemente non si prendono, diciamo così, le due donne che da qualche mese impersonano questa Europa in un’edizione che più femminile non è mai stata, né -penso- potrà tornare ad essere, specie dopo quello che è appena accaduto.

            Il giorno dopo la quasi stentorea professione d’italianità dichiarata, di fronte alla crisi da coronavirus, dalla presidente tedesca della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, la presidente francese della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, con quella che è stata unanimemente definita “una gaffe”, ha scatenato i soliti speculatori. Le Borse sono precipitate a danno soprattutto dei titoli italiani perché alla signora non gliene frega assolutamente niente -parola sua-  del famoso spread, che pure conoscono ormai anche gli sprovveduti come quella cosa che ti può mandare letteralmente in miseria.  

            Persino il paziente Sergio Mattarella, che fa ogni giorno al Quirinale esercizio di buon viso a cattivo Mattarella.jpeggioco sorridendo a chiunque e comunque, ha dovuto alzare le sopracciglia ed emettere una nota di stupore e protesta per rivendicare il diritto dell’Italia di aspettarsi dall’Europa vere “iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”.

            Il presidente della Repubblica non ha temuto di potersi trovare una volta tanto in sintonia con quel “sovranista” di Matteo Salvini da lui sopportato, a dir poco, per quasi un anno e mezzo come vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, soppesandone con ansia ogni iniziativa e documento, e spesso controfirmandoli, quando si traducevano in provvedimenti legislativi, con tanto di riserve esplicite trasmesse al capo del governo e alle Camere.

            Il più spiazzato di tutti dalla “gaffe” della signora Lagarde, purtroppo succeduta a Francoforte all’italiano Mario Draghi, si è Schermata 2020-03-13 alle 07.33.13.jpegtrovato quasi comicamente ad essere il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti. Che si era guadagnato nell’autunno del 2011 il laticlavio e Palazzo Chigi come il campione italiano dell’europeismo: il più certificato e affidabile.

            Ebbene, mentre la signora Lagarde, presumibilmente da lui ben conosciuta, metteva a soqquadro i cosiddetti mercati finanziari -gli stessi dove l’ex presidente del Consiglio pensava di potere Momti.jpegsistemare titoli di Stato italiani di cosiddetta “salute pubblica”- Mario Monti scriveva in un editoriale per il Corriere della Sera, testualmente, che “in giorni come questi la lucidità aumenta” nella sua amata e riverita Europa. Faceva bene Bertolt Brecht a invidiare quei popoli che non hanno bisogno di eroi, soprattutto improvvisati.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

Il coronavirus ha fatto il miracolo di salvare il secondo governo Conte

            Proviamo a mettere più o meno in fila i fatti delle ultime dodici ore, almeno rispetto al momento in cui scrivo, distanziandoli metaforicamente di un metro l’uno dell’altro per non danneggiarli con un contagio.

            Maggioranza e opposizioni, pur a ranghi ridotti per evitare assembramenti, e lasciando a casa i parlamentari che avrebbero dovuto spostarsi dalle zone italiane più colpite da questo maledetto coronavirus, hanno approvato all’unanimità, senza battere ciglio, l’autorizzazione al cosiddetto sforamento del bilancio per ottenere poi quello ancora più decisivo ma ormai scontato dell’Unione Europea. Dove l’aria per l’Italia, già migliorata nella scorsa estate con l’uscita del “sovranista” Matteo Salvini dal governo, è ormai talmente buona che la presidente in persona della Commissione di Bruxelles, Ursula Von der Leyen, in un italiano appena appena tedeschizzato, si è quasi iscritta pubblicamente alla nostra anagrafe. E si è dichiarata connazionale, come fece l’indimenticabile e fascinoso presidente americano John Fitzgerald Kennedy ai suoi tempi con i tedeschi, e i berlinesi in particolare, parlando davanti al muro che odiosamente separava dal resto della città l’est dell’allora ex Capitale della Germania una volta unita.

            Nel dare una mano al governo di Giuseppe Conte in questo momento a dir poco difficile, pur votando insieme alla maggioranza giallorossa, le componenti dell’opposizione di centrodestra hanno dato l’impressione, quanto meno, di contendersene il merito o la sincerità, inversamente proporzionale peraltro alla loro effettiva consistenza parlamentare e a quella immaginaria da sondaggi. Pertanto il partito di Silvio Berlusconi, dove già a Palazzo Chigi si avvertiva odore di “responsabili”, è risalito in testa alla classifica, ricacciando indietro i leghisti e i fratelli d’Italia.

            Consapevole di questo insperato scenario, il presidente del Consiglio si è presentato alla sua ormai consueta conferenza stampa serale con un viso che esprimeva da solo, prima ancora che lui cominciasse a parlare, una soddisfatta sorpresa. Eppure egli si accingeva ad Conte.jpegannunciare, dopo Repubblica.jpegavere subìto una pressione… della Madonnina di Milano, la “chiusura” dell’Italia, come ha titolato su tutta la prima pagina il quotidiano La Repubblica, anche se corretto dal Messaggero con un più modesto “blocco a metà”. In cui sembra di capire che il giornale e, più in generale, il gruppo editoriale di Francesco Il Messaggero.jpegGaetano Caltagirone, leggendo anche il commento dell’ex magistrato Carlo Nordio, tema che possano insinuarsi manifesto.jpegle truppe del Coronavirus ormai chiamate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  “Pandemia”, o “pandemonio” in senso più lato e ironico da quelli del manifesto.

Se questi sono i fatti -al netto dell’infortunio che per eccesso di zelo ha compiuto il Fatto, al singolare, attribuendo all’amato presidente del Consiglio la richiesta agli italiani dell’”ultimo sacrificio”, a rischio degli scongiuri che indussero una nota fabbrica di bare a rinunciare a pubblicizzarle Il Fatto.jpegcon la formula dell’”ultima idea”- si deve onestamente concludere e ammettere che il governo Conte è diventato solidissimo, da gracile che sembrava solo qualche settimana fa. Alternative non se ne vedono proprio: né dal Quirinale, né dagli altri colli di Roma. Pur nato soltanto nell’estate scorsa, esso si trova nelle condizioni degli anziani, anzi degli anzianissimi alle prese col coronavirus. Nella peggiore delle ipotesi potrà morire col coronavirus, ma non di coronavirus.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it e www,policymakermag.it

Il mondo sottosopra che ha spiazzato davvero tutti in una manciata di giorni

            Quel cartello di chiusura affisso da Emilio Giannelli in bacheca sulla prima pagina del Corriere della Sera non è la resa della satira al coronavirus e ai suoi effetti sanitari, politici, sociali, culturali, economici IlFoglio.jpege quant’altro. E’ forse, a suo modo, un grido di sollievo, liberatorio, una specie di vaffa di memoria grillina per la piega presa dalle cose a dispetto del mostriciattolo che ci aveva dichiarato guerra e rischia adesso di morire di fame, come l’ha immaginato, scheletrito e infuriato, in prima pagina Il Foglio.

            Il malvagio ci ha inferto delle perdite, d’accordo, ed altre probabilmente ce ne procurerà, fuori e dentro i nostri confini. Che Matteo Salvini peraltro ha finito di presidiare con la sua fantasia per la rinuncia volontaria dei disperati a sbarcare sulle coste italiane, diventate troppo pericolose. Ma il mostriciattolo ci ha anche fatto in qualche modo rinsavire e riformato il dizionario: almeno quello dei luoghi comuni. Pensate un po’, per esempio, alla rivalutazione improvvisa del lavaggio delle mani sputtanato -scusate la parolaccia- più di duemila anni fa da quel pirla di Ponzio Pilato alle prese con l’innocente Gesù e con la solita folla inferocita. Adesso levarsi le mani, e bene, è diventato bellissimo e sanissimo. Lo stanno capendo anche i sozzoni.

            La “cattiveria” di giornata del Fatto Quotidiano è esilarante su come sia cambiato il mondo così rapidamente, La cattiveria.jpegvisto che “fino a pochi giorni fa era la gente a gridare ai politici di andare a casa”. Ora accade il La fine delle sardine.jpegcontrario. Ciò fa un po’ il paio con i funerali allegramente autocelebrati, in privato e senza gli assembramenti vietati dalle ordinanze fresche di stampa, dalle Sardine, con la maiuscola, che “non esistono più” dopo avere usato e abusato per mesi delle piazze. Lo hanno annunciato in un libro gli stessi promotori delle adunate.

            Alla “cattiveria” del giornale così caro e seguito dai grillini, anche quando vengono bastonati perché non si allineano presto a consigli, direttive e quant’altro diramate nei momenti cruciali da chi li vorrebbe più furbi o meno sprovveduti, è in fondo riconducibile anche un’osservazione suggerita sulla Stampa a Mattia Feltri da uno sfogo televisivo del vice ministro pentastellato Stefano Buffagni. Che alla faccia della democrazia diretta e di Rousseau si è lasciato scappare che “il popolo si può dimostrare irresponsabile” e quindi “meritarsi misure drastiche”.

            Peccato tuttavia che l’esercizio altamente filosofico e apprezzabile della “cattiveria” di giornata sia stato ignorato, anzi contraddetto, sulla stessa prima pagina di quel giornale dal direttore Marco Travaglio, furente per il credito che va guadagnando anche nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte, da lui stimatissimo, l’idea di un commissario o, peggio ancora, supercommissario all’emergenza Il Colonnello.jpegdel coronavirus. Che risponderebbe alla logica dell’”uomo forte”, e per giunta anche indegno, vista la repulsione che Travaglio ha mostrato per i nomi che scorrono più frequentemente, a questo proposito, nelle cronache o retroscena. Sarebbe tutta roba da “craxismo di ritorno”, ha scritto l’uomo, credo, più ossessionato nel mondo dal ricordo di un ex presidente del Consiglio italiano  morto ormai più di vent’anni fa.   

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it e www,policymakermag.it

Dall’amore ai tempi del colera alla politica ai tempi del coronavirus

E’ un vero peccato che il grande, il grandissimo Gabriel Garcìa Màrquez, premio Nobel per la letteratura, soprannominato Gabo, sia morto nel 2014, peraltro alla bella età di 87 anni. Oggi ne avrebbe 93 e potrebbe persino superare il suo “Amore ai tempi del colera” scrivendo della politica in generale, ma di quella italiana in particolare, ai tempi del coronavirus.

In un Paese come il nostro, dove anche se piove la colpa è del “governo ladro”, neppure Bismark, Cavour, Churchill, e prima di loro Napoleone, Cesare, Alessandro Magno e quant’altri, avrebbero potuto scampare al destino di non essere considerati all’altezza di una guerra come quella che la natura ci ha imposto di condurre contro questo dannato Covid-19. Che, ironia della sorte per il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha la sigla dell’anno da lui pronosticato come “bellissimo”. Si è pensato per un po’, a dire la verità, che fosse risultato  bellissimo almeno per lui, riuscito a superare indenne una crisi di governo studiata apposta dal “capitano” leghista Matteo Salvini per mandarlo a casa e risoltasi invece con la sua conferma alla guida di un esecutivo e di una maggioranza di tutt’altro colore, come per una magìa.

Sospetto tuttavia che il professore e avvocato “del popolo”, come lui stesso amò definirsi all’esordio di governo, abbia cominciato in questi giorni a chiedersi se fu davvero un affare quella improvvisa, insperata chiamata alla Presidenza del Consiglio, dalle modestissime funzioni di ministro della riforma burocratica, l’ennesimo nella storia della Repubblica Italiana, propostegli in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle: una chiamata, quella a Palazzo Chigi, alla quale si prestò con qualche apprensione lealmente dichiarata il capo dello Stato Sergio Mattarella, abituato per storia familiare e formazione culturale ad un altro tipo di selezione della classe politica. Egli avrebbe quanto meno desiderato nel curriculum di Conte  pur così sostanzioso, e poi anche contestato da qualche ipercritico, che ci fosse un’esperienza elettiva, magari di semplice amministratore locale.

Ora, di fronte alla valanga delle polemiche e delle derisioni, anche quelle, che stanno sommergendo il presidente del Consiglio nelle condizioni di emergenza nelle quali si trova l’Italia, peraltro non da sola, anche se per adesso sembra la più esposta, persino più della lontanissimima Cina dove tutto è cominciato, mi viene voglia di difendere quasi per partito preso questo benedetto Conte, o Bisconte, o Visconte , o come altro lo chiamano più o meno sfottendolo. E mi chiedo che cosa mai abbiamo tutti noi da aspettarci di diverso da lui e dal suo governo nel contesto politico, amministrativo e giudiziario in cui si trova l’Italia dopo anni o decenni, a dir poco, di confusione. Perché non i sforziamo di riflettere e di ragionare un po’ su questo contesto, che non sarebbe esagerato definire anche un vuoto?  Già è un miracolo, coi tempi che corrono, che al guardasigilli in carica non sia venuto in mente di scambiare il coronavirus per un reato, consolandosi magari del fatto che non può più farla franca con la prescrizione, da quando lui è riuscito a sancirne la fine nel codice con l’esaurimento del primo dei tre gradi di giudizio.

Il governo ha sicuramente una sua maggioranza, solidissima alla Camera grazie a quella che a destra forse chiamerebbero “la bolla speculativa” dei risultati elettorali del 4 marzo 2018, meno solida o poco consistente al Senato, dove però sarebbero in tanti a venirgli in aiuto con altissimo senso Vignetta blog Beppe Grillo del 10-3-2020 .jpegdi “responsabilità”, persino patriottica. Ma, a ben guardare, il perno numerico e politico di questa maggioranza è un Movimento  -quello già citato delle 5 Stelle- di cui si hanno notizie quanto meno  contraddittorie e incerte, Il suo fondatore, garante “elevato” e quant’altro, Beppe Grillo, soffre dichiaratamente di apnee notturne che temo siano diventate anche diurne. Sul suo blog personale ho appena trovato come notizie di rilievo le prenotazioni di crociere nel 2020, con tutte le navi che non sanno dove attraccare in quarantena, e la ricerca di un’alternativa finalmente credibile all’olio di palma.

Il reggente, quindi provvisorio, del maggiore partito di governo e del Parlamento è un brav’uomo, per carità, Vito Crimi, inesorabilmente e involontariamente condannato da una foto che lo riprese addormentato al suo banco di senatore. Più che col coronavirus, in questi giorni lui mi sembra alle prese con una bega di partito in Liguria, dove la capolista potenziale delle elezioni regionali di maggio -se non saranno rinviate per rischio di contagio ai seggi- non è d’accordo con la decisione appena presa digitalmente di ritentare la corsa insieme col Pd, pur  fallita in Umbria nell’autunno scorso.

Il secondo partito di governo, il Pd, è guidato a debita distanza dal segretario positivo al coronavirus Nicola Zingaretti, affetto però, secondo l’ex compagno di partito e ora alleato Matteo Renzi, da un’altra ancora più insidiosa forma di dipendenza: quella pentastellare. E Renzi, dal canto suo, benedett’uomo, si è accorto solo dopo avere allestito personalmente il convoglio ferroviario sul quale è salito, trascinandosi appresso l’indeciso e sunnominato Zingaretti, che non gli va bene, diciamo così, né la velocità né la destinazione.

Dell’altra componente della maggioranza giallorossa, chiamata rossogialla dai romanisti per non confonderne i colori con quelli della loro squadra di calcio, è persino imbarazzante parlare perché al suo unico ministro -il giovane Roberto Speranza- è toccata proprio la rogna della Sanità ai tempi del Covid-19.

Dal fronte delle opposizioni le notizie non sono francamente molto più incoraggianti, anche se  i sondaggi lo danno in vantaggio, ma per elezioni che al momento possono solo allontanarsi ulteriormente e non avvicinarsi per inagibilità sanitaria dei seggi. Salvini ogni tanto si chiede anche lui, stando alle ultime indiscrezioni di stampa, se gli convenga davvero apparire “rompiscatole”, specie ora che Conte gli ha restituito per un attimo i gradi di ministro riferendo in conferenza stampa della telefonata appena ricevuta da lui. Ma poi il “capitano” non riesce a trattenersi più di tanto. Conte stanzia 7 miliardi e lui ne chiede 70.

Giorgia Meloni, la sorella maggiore dei Fratelli d’Italia, riesce simpatica anche agli avversari politici, in funzione probabilmente più antisalviniana che altro, ma pure lei ha una rappresentanza parlamentare alquanto modesta e soffre dei problemi dei suoi amici e alleati di schieramento per la praticabilità sempre più difficile di un ricorso anticipato alle urne.

L’ultimo comunicato di Forza Italia di cui mi è rimasto il ricordo per il rumore che ha procurato non riguarda qualche bega politica, che pure non manca nell’ormai terzo partito del centrodestra, ma solo una faccenda personalissima e sentimentalissima del fondatore e presidente Silvio Berlusconi. Che, sentendosi -beato lui- un eterno giovanotto, ha cambiato fidanzata senza smettere -ha signorilmente precisato- di stimare e volere bene alla precedente, meno giovane. Che ci è rimasta un po’ male, ma almeno lei non può prendersela con Giuseppe Conte e col suo governo.

In tutto questo tramestio di politica e sentimenti ai tempi del coronavirus trovo un certo sollievo nel sapere ben custodito e protetto al Quirinale il presidente della Repubblica, che involontariamente mi ha fatto anche sorridere con quella vignetta di Stefano Rolli qualche giorno fa sul Secolo XIX, che lo dà sicuro del fatto suo dall’alto, diciamo così, dell’”imnunità”, testuale, garantitagli dall’articolo 90 della Costituzione:  cogente più dell’articolo 111 sulla “ragionevole durata” dei processi quanto meno minacciata dalla prescrizione quasi zero in vigore per i reati commessi dal 1° gennaio scorso.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

Ripreso da http://www.startmag.it

L’Italia chiusa (quasi) a chiave da Conte per cercare di isolare il coronavirus

            Altro che Churchill, inteso naturalmente come Winston, quello che gli inglesi chiamarono al governo per non perdere la guerra con Hitler, e licenziarono a missione brillantemente Il Giornale.jpegconclusa. Augusto Minzolini sul Giornale della famiglia Berlusconi ha voluto scrivere di un “Conte da ridere” Ol Mattino.jpegcommentando la conferenza stampa di annuncio di  “chiusura dell’Italia”, come ha titolato Il Mattino deludendo forse l’editore Francesco Gaetano Caltagirone, visto che su un altro giornale dello stessoMessaggero.jpeg gruppo –Il Messaggero- è stato perentoriamente chiesto al presidente del Consiglio di farla “davvero”, questa benedetta chiusura, di fronte all’estensione del coronavirus e al rischio che gli ospedali non ce la facciano a ricoverare i malati.

            A una chiusura vera ed efficace dell’Italia ha invece creduto anche il Corriere della Sera gridandoloCorriere.jpeg bene su tutta la prima Repubblica.jpegpagina, quasi in sintonia col “Tutti in casa” di Repubblica, molto più Il Manifesto.jpegappropriato del “Tutti a casa” evocato, questa volta infelicemente, dal manifesto come il fuggi fuggi nell’Italia dell’8 settembre 1943. Che ha ispirato Il Fatto.jpeganche Il Fatto Quotidiano col titolo sulla “grande fuga” dei “20mila” meridionali scappati in treno e in auto dal Nord verso le loro terre di origine trovando spesso ad accoglierli familiari e amici inferociti dalla paura di esserne contagiati.Il Foglio.jpeg E propensi perciò a ripetere La Stampa.jpegil grido del Foglio di “stare lontani”, e di obbedire una volta tanto ad un governo decisosi a “blindare tutta l’Italia”, come ha titolato La Stampa.

            A leggere i giornali del dopo annuncio di Conte ce n’è insomma per tutti i gusti. E va anche detto che il povero professore di diritto e avvocato catapultato quasi a sua insaputa dalle cinque stelle a Palazzo Chigi meno di due anni fa, fra la sorpresa e le dita incrociate del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abituato ad altre forme di selezione della classe politica, doveva ben trovarsi in confusione d’animo presentandosi alla conferenza stampa se ha Salvini.jpegcominciato, o quasi, dicendo di avere appena ricevuto una telefonata, presumibilmente di inconsueto incoraggiamento, dal “ministro Salvini”. Che è proprio quel Matteo tutto leghista da lui praticamente rimosso, anzi destituito, in diretta al Senato l’anno scorso con un intervento da fare rimorire d’invidia, dall’al di là, Andrej Januar’evic Vysinskj, il sinistro e famoso procuratore delle purghe di Giuseppe Stalin.

            Su questo lapsus del povero Conte quel perfido di Enrico Mentana, nella mezza maratona improvvisata dalla postazione del suo telegiornale a la 7, sostitutiva dello spazio abituale di Lilli Gruber, ha scommesso per fortuna solo un sorriso pregustandone l’effetto sui quotidiani. Che invece sono stati una volta tanto generosi, anzi generosissimi col presidente del Consiglio fingendo di non essersene accorti, o quasi.

            Adesso, esperite tutte queste formalità comunicative o mediatiche, e cogliendo l’occasione anche per fare gli auguri più sinceri di pronta guarigione a Nicola Porro, inciampato nel coronavirus sulla Rete 4 di Mediaset fraPorro.jpeg l’indifferenza silenziosa e un po’ incivile -debbo dire- dei concorrenti, o almeno di alcuni di questi, non ci resta che attendere gli effetti delle decisioni prese dal governo e seguirne gli sviluppi incrociando le dita. Ma non senza deplorare chi intende specularci sopra, in tutti i modi e sensi: dalle borse alla politica.   

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

Eppure di coronavirus si può anche ridere, e non solo piangere e morire

            Di coronavirus, per quanto gli esperti ci tranquillizzino con le solite statistiche che fanno sazi anche gli affamati, si può certo morire. E in modo persino odioso, con una selezione delle vittime che avrebbe fatto invidia ad Hitler e alla sua organizzazione del diavolo per liberarsi di ebrei, nomadi, vecchi, disabili e via inorridendo. Ma di coronavirus, senza avvolgerlo in una svastica, si può anche ridere o sorridere, giusto per non lasciare al solito Silvio Berlusconi iFeltri.jpegl monopolio delle battute e delle barzellette, o al devoto Vittorio Feltri l’invettiva sarcastica Rolli O.jpegcontro il solito “Paese delle banane”, dove “tutti danno consigli ma nessuno impone ordini”. Vi propongo di venirmi appresso nella rassegna delle imperdibili vignette di Stefano Rolli sul Secolo XIX, che ha saputo mescolare da par suo coronavirus e politica.  

            Al primo accenno del solito Matteo Salvini di chiudere frontiere e quant’altro, il 22 febbraio Rolli opRolli del 22 febbraio su frontiere chiuse.jpegpose, laconica, la risposta del mostriciattolo che stava già comodamente al posto giusto per Rolli del 23 febbraio sul cantiere.jpegfare danni, senza bisogno di varcare confini di terra, di acqua e di aria. Nessuno se n’era accorto ma c’cerano cantieri di coronavirus un po’ dappertutto, impegnati ad avvertirci domenica 23 febbraio: “Niente panico, lasciateci lavorare”.

            Martedì 25 Rolli del 25 febbraio sul supermercato.jpegfebbraio il mostriciattolo poteva vantarsi di avere “preso tutti al supermercato”, forse senza fare neppure un centesimo di spesa. E il 26 lo stesso coronavirus travestito Rolli del 26 febbraio suipadani.jpegda portavoce di chissà quale Ministero poteva annunciare anche allo sbigottito Salvini che “molti Paesi europei rifiutano il ricollocamento dei padani” in fuga dalle loro terre presidiate da posti di blocco.

            Il giorno dopo, con un’altra interferenza politica nelle polemiche non ancora sopite nella maggioranza giallorossa, il mostriciattolo si Rolli del 27 febbraio su offertaa Conte .jpegmetteva a disposizione del presidente del Consiglio per togliergli di mezzo i più irrequieti passeggeri del suo convoglio di governo. Ma il livello di guardia e di pericolo saliva Rolli del 28 febbraio su Mattarella immune.jpegil 28 febbraio con Sergio Mattarella in persona, al Quirinale, che ricordava al coronavirus in agguato tra arazzi e stucchi la “immunità” anche infettiva  garantitagli dall’articolo 90 della Costituzione.

            SabatoRolli del 29 febbraio sulla pandemia.jpeg 29 febbraio approdava sulla punta della matita di Rolli l’allarme “pandemìa”, tradotto nell’assicurazione dei mostriciattoli di essere “contenti” di vederci così tanti e insieme.

            Generalmente risparmiati sino a quel momento forse per una certa concordanza di vedute e aspirazioni sulla cosiddetta decrescita felice, il coronavirus ha bussato alla fine anche alla porta già sfasciata dei grillini col rinvio forzoso o forzato del referendum confermativo del taglio dei 345 seggi parlamentari imposto a deputati e senatori come ai tacchini di turno. “Anche voi con la casta?”, ha fatto fa chiedere Rolli da Luigi Di Maio, allibito, ai mostriciattoli nella vignetta di venerdì 6 marzo.

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

Nicola Zingaretti guarirà del coronavirus, ma non della dipendenza pentastellare

            So bene che non si dovrebbe scherzare, specie di questi tempi, col coronavirus. Cui il segretario del Pd ha annunciato di essere risultato positivo mettendosi in quarantena domiciliare, e facendo sottoporre a controlli tutti quelli che ha visto di recente: compreso -credo- il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che egli ha incontrato quanto meno con gli altri governatori recentemente convocati a Palazzo Chigi per discutere della situazione sanitaria del Paese.

            Eppure, scommettendo sul rapido ristabilimento di Nicola Zingaretti, e degli altri colleghi che dovessero trovarsi nelle sue condizioni, oltre al governatore della Lombardia Attilio Fontana già sotto protezione, non posso sottrarmi alla tentazione di chiedermi se sia proprio il coronavirus il maggiore inconveniente, chiamiamolo così, del segretario del Pd.

            Anche se i problemi politici sono passati in second’ordine nell’emergenza sanitaria esplosa in Italia ed è stato bloccato quella specie di traffico ferroviario fra i vari convogli governativi che si davano arrivati al capolinea o in partenza, a conducente invariato o non, le precarie condizioni della maggioranza giallorossa si debbono alla curiosa decisione presa propria dal segretario del Pd di subire costantemente l’iniziativa del Movimento delle 5 Stelle. E ciò proprio nel momento in cui – con la sua crisi di identità e le perdite subite in tutti gli appuntamenti elettorali successivi al rinnovo delle Camere- esso si trova  nelle condizioni di maggiore debolezza.

            Più che di coronavirus, il segretario del Pd soffre di dipendenza dai pentastellati, ai quali ha concesso di mantenere nel codice la fine della prescrizione all’esaurimento del primo dei tre zingavirus 2 .jpeggradi di giudizio -senza attendere la riforma del processo penale per stabilirne davvero la ragionevole durata richiesta dalla Costituzione- e un uso delle intercettazioni col sistema noto come Trojan che chissà quanti danni riuscirà a creare, per diffusa previsione degli esperti, sino a quando qualche incidente giudiziario di percorso non provocherà un intervento della Corte Costituzionale.   

            Se si ritiene troppo di parte l’allarme lanciato su questo problema da un avvocato di grido e di bravura come Giulia Bongiorno per via della sua militanza nella Lega di Matteo Salvini, che pure avrebbe dovuto impedire nei mesi del governo e della maggioranza gialloverde lo svarione della prescrizione quasi zero introdotta come una supposta a effetto ritardato nella legge nota come spazzacorrotti, si rifletta quanto meno sulle sirene da ambulanza suonate da un giurista come il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Flick.

            Dal coronavirus il segretario del Pd sicuramente uscirà, ma chi e quando ci farà uscire dalla gabbia giustizialista in cui i grillini sono riusciti a chiudere questo Paese non si riesce francamente a vedere, dopo che ha smesso di agitarsi anche quel guastafeste di Matteo Renzi. Che non è proprio il massimo della simpatia -lo riconosco, con quel petto sempre in fuori e la spavalderia quasi dell’altro Matteo- ma ogni tanto capita anche a lui di segnalare qualche problema reale. E quello di Zingaretti Renzi.jpega rimorchio dei grillini pur calanti, coi quali sta riuscendo a fare anche qualche intesa locale per rendere strategica un’alleanza proposta come provvisoria e tattica proprio da Renzi, un problema lo è di certo:  più grave -visti i suoi 54 anni di età e le sue buone condizioni di salute- del coronavirus che lo ha disturbato nelle funzioni appena assegnategli generosamente da Eugenio Scalfari di “leader di tutto il movimento liberalsocialista”, anche a costo di deludere forse il già quasi incoronato Giuseppe Conte.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

Mario Monti, l’invitato speciale nei salotti del Coronavirus

            Non so se si debba più alla logica del contrappasso o a nostalgia in controtendenza, per come sono cambiate nel frattempo le cose, la frequenza con la quale viene chiamato nei salotti radiofonici e televisivi a parlare dell’emergenza da coronavirus l’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti. Che non tradisce mai le attese di chi lo invita dispensando consigli e opinioni, frammiste -quando se ne trasmettono le immagini e non solo le parole- a smorfie di varia natura e interpretazione, tra il compiaciuto, l’inorridito e lo scettico, secondo le circostanze.

            In effetti, se c’è un uomo adatto ad essere consultato nel momento in cui una comunità è chiamata a cambiare più o meno bruscamente abitudini, anzi a rovesciarle, questi è sicuramenteMonti 2 .jpeg Monti. Che, arrivato nell’autunno del 2011 a Palazzo Chigi in  loden di taglia classica sull’onda della paura del dissesto economico e finanziario del Paese, incantò tutti, ma proprio tutti, persino il presidente del Consiglio uscente Silvio Berlusconi.

            Ministri e ministre al suo seguito erano talmente presi dalle loro funzioni educatrici che annunciavano lezioni e tagli piangendo dall’emozione e dal dolore, richiamati bruscamente all’ordine o alla compostezza dal presidente del Consiglio, che si assumeva l’onere di completare discorsi e concetti senza un filo di emozione.

            Gli italiani, salvo poche eccezioni, sembrarono- ripeto-  invaghiti di lui, a cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale lo compensò generosamente dell’opera di Monti 3 .jpegrieducazione con un laticlavio preventivo che ora lo mette al riparo dai tagli dei seggi parlamentari vantati come un trofeo dai grillini nelle loro campagne anti-casta, anche se il coronavirus ha fatto slittare la data finale della festa programmata dagli oppositori con un referendum confermativo in qualche modo paragonabile al Natale, o non so a che altro, per i tacchini americani.

            A proposito di americani, poco mancò in quella stagione, o in quegli anni, perché l’avventura amish in transito.jpeggovernativa di Monti finì solo nella primavera del 2013, che il genero ideale delle mamme tedesche non ci trasformasse in una comunità di Amish: quelli che oltre Oceano si muovono in carrozza a cavallo e non in auto, godono della loro austerità e parlano in inglese con i forestieri, in tedesco aulico in Chiesa e in un dialetto germanico in casa.

            Chiunque di noi avesse ancora un mutuo o altro debito da pagare, che in Germania -ci fu spiegato allora- si chiama come il peccato, andava in giroMonti 4 .jpeg rasentando i muri, cioè vergognandosene come di una colpa. Anche possedere una casa, più ancora che giocare coi titoli in Borsa, era come vivere in una bolla speculativa da tassare a manetta.

            In quella mania di risparmi e di tagli, di gara al francescanesimo assoluto, Monti non si fermò Corriere.jpegdavanti a niente e a nessuno. NonRepubblica.jpeg fu risparmiata neppure la sanità, che adesso, per quanto sopravvissuta miracolosamente nelle sue strutture essenziali, va rapidamente rifinanziata e ripopolata di medici e infermieri, a decine di migliaia, perIl Fatto.jpeg non finire tutti come il pallone del coronavirus nella porta di Conte a stadio chiuso. E Monti finalmente si è accorto, anche senza l’autorizzazione delle mamme tedesche, che il debito non è necessariamente un peccato. Benedett’uomo, poteva accorgersene un po’ prima.  

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it e www,policymakermag.it

E’ sceso in campo contro il Coronavirus anche il presidente della Repubblica

            E’ proprio vero che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, come quelle attribuite dal quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda spiegando le ragioni che hanno indotto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rivolgersi agli italiani con un videomessaggio di fiducia e di sostegno al governo nell’emergenza del Coronavirus.

            Altro che “la più alta copertura alle misure stabilite” dall’esecutivo guidato da Giuseppe Breda.jpegConte , “senza alcuna pretesa di supplenza”, come ha scritto appunto il quirinalista del giornale più diffuso in Italia e per tradizione più introdotto sul Colle più alto di Roma, vincendo tutte le concorrenze tentate da vecchie e nuove testate, una delle quali iscrittasi all’anagrafe col nome stesso della Repubblica, Che è corsa in questa occasione a vantarsi di avere dato per prima al capo dello Stato l’idea di  un intervento al tempo stesso chiarificatore e rasserenante in questo difficile passaggio per l’Italia.

            I quotidiani più sensibili alle cause e agli umori delle opposizioni hanno visto e indicato nel messaggio Il Giornale.jpegdi Mattarella un “Conte dimezzato”, come ha titolato il Giornale della famiglia Berlusconi O la premessa, o contorno, come preferite, di una “chiusura”Libero.jpeg del Parlamento per impedirgli di fare ancora “più danni” di quanti non ne abbia già compiuti, come ha titolato Libero. Dove avranno probabilmente riso al monito poi levatosi dal tesoriere del Pd, ed ex capogruppo, Luigi Zanda: “Nessuno pensi di chiudere il Parlamento”, anche nell’unico giorno della settimana -il mercoledì- lasciatogli a disposizione per riunirsi e votare a rischio di contagio, essendo Zanda.jpegle postazioni dei deputati e dei senatori distanti meno di uno o due metri l’una dall’altra. In compenso, tuttavia, Zanda dai banchi della maggioranza ha concesso alleSchermata 2020-03-06 alle 06.24.39.jpeg opposizioni il riconoscimento di troppi “errori di comunicazione, che non si è dimostrato non essere il forte di Palazzo Chigi”. Gliene sarà poco grato, credo, quell’omone di Rocco Casalino che è il portavoce, capo ufficio stampa e non so cos’altro del presidente del Consiglio e dei suoi uffici, alle prese ultimamente, prima che si aggravasse la crisi da Coronavirus, con “battute” più o meno clamorose sul terzo governo Conte in arrivo sui binari della politica italiana. L’impressione fu che il convoglio “ter” fosse spinto a mano da una pattuglia di “responsabili” provenienti dell’apposizione, data la zavorra costituita dalla presunta Italia Viva di Matteo Renzi.

            In fondo, ma molto in fondo, la rappresentazione più benevola e felice del messaggio col quale Mattarella Manifesto.jpegha aggiornato quello di Capodanno di poco più di due mesi fa, superato ormai dai bollettini dei contagiati, dei ricoverati e dei morti, l’hanno offerta con la loro collaudata fantasia quelli del manifesto titolando sul “Pronto soccorso” improvvisato al Quirinale. Dove naturalmente non si gradiscono perditempo, come affetti o affette da delusioni d’amore, visto che alle cronache politiche si sono affacciati in questi giorni anche casi del genere. Che hanno avuto ritorni di stampa francamente imprevisti alle nostre prime segnalazioni.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it ehttp://www.policymakermag.it

Cronaca semiseria di una giornata di chiusure nell’Italia del Coronavirus

            Il buon umore per fortuna non manca mai dalle nostre parti, anche nei momenti peggiori. C’è sempre un vignettista, un giornale, un attore, un imitatore, un protagonista in carne e ossa, per nulla travestito, che riesce a strapparci un sorriso.

             In questo giorno di chiusure generalizzate -dall’Italia nel suo complesso su tutta la prima paginaGiornale.jpeg del Giornale, che se l’è presa con chi sta al governo, a quella analoga di Repubblica, dalla porta Repubblica.jpegdello stadio vuoto nella quale Emilio Giannelli sul Corriere della Sera ha ripreso il presidente del Consiglio battuto al rigore con la palla del coronavirus allaLa Syampa.jpeg domanda della Stampa se Conte manovri le chiavi con più azzardo o coraggio- quell’inguaribile spiritoso o barzellettiere che riesce a rimanere Silvio Berlusconi ha voluto chiudere anche lui qualcosa.

            E’ toccato alla relazione più che decennale con la giovane Francesca Pascale  che il Cavaliere di Giornalesu Berlusconi.jpegArcore, presidente di Forza Italia, europarlamentare, pluriottantenne all’anagrafe contraffatta, sentendosi in realtà almeno vent’anni Messaggero.jpegdavvero addosso, non di più, ha deciso di chiudere con un comunicato ufficiale del suo partito proprio nel giorno in cui Conte decideva di chiudere altro: scuole, teatri, musei, cinematografi, non ancora però il governo, forse perché il presidente della Repubblica è intervenuto in tempo per impedirglielo.

               La ormai ex fidanzata di Berlusconi c’è rimasta comprensibilmente male, dichiarandosi “stupita”, con Pascale.jpegla t, e togliendosi solo la soddisfazione di scherzare con un po’ di perfidia sulla deputata azzurra che ne avrebbe preso il posto nel cuore e non so cos’altro del Cavaliere cominciando col portare a spasso il cagnolino di casa.

            Ditemi voi se questo non è poi un Paese davvero sorprendente, meraviglioso, imprevedibile, dove il Coronavirus è sbarcato come il marziano dell’omonima commedia di Ennio Flaiano, che dopo avere tanto stupito, più ancora di quanto non si sia appena dichiarata per altri motivi l’ex fidanzata di Berlusconi, dovette rassegnarsi all’assuefazione e all’indifferenza generale. Speriamo che nel frattempo Conte o altri per lui si ricordino di riaprire quello che nel frattempo hanno chiuso: l’inverso di quanto  accadde una volta alla buonanima di Giancarlo Pajetta. Che uscendo dall’aula di Montecitorio, dove parlava da tempo e da solo uno sfigato deputato della maggioranza, gli raccomandò di spegnere, alla fine, le luci.   

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it 

Blog su WordPress.com.

Su ↑