La carta Gentiloni per il centro proposta alla Schlein da Paolo Mieli

Il mio amico Paolo Mieli, che considero il simpatico gattone del giornalismo italiano per la capacità che ha di graffiare con garbo, sino a strappare il sorriso a chi ne riceve le critiche, compreso Marco Travaglio di solito irascibile nella torre delle sue certezze e dei suoi archivi, è dichiaratamente e pazientemente schierato col campo largo, come si dice, dell’alternativa al centrodestra. Credo sia anche un potenziale elettore della della segretaria del Pd Elly Schlein nelle primarie per scegliere il candidato  a Palazzo Chigi, e leader quindi della coalizione. Egli tuttavia non si è risparmiato di dubitare, scrivendone sul Corriere della Sera, delle sue recenti contestazioni della determinante incidenza elettorale  del centro nella competizione fra io due schieramenti che si contendono maggiormente il governo. Un centro che a destra la Meloni ha riconosciuto importante tanto da adottarne, diversamente dalla Schlein a sinistra, la “cultura nell’azione” governativa.  

       Mieli ha consigliato alla segretaria del Pd più prudenza e proposto un uomo al quale appoggiarsi per federare, secondo il lessico di questa stagione politica, non tanto la coalizione dell’alternativa cedendogli il ruolo, quanto l’area di centro del campo largo oggi alquanto pasticciata e affollata di ambizioni: tanto che se ne avvertono parti impegnate a sostenere sia la stessa Schlein sia il suo principale concorrente. Che è naturalmente Giuseppe Conte, alla cui corsa lavora dietro ma ormai anche davanti alle quinte l’instancabile Goffredo Bettini, addetto ormai alle rinascite: quella una volta di carta di Palmiro Togliatti e quella per niente di carta di Conte a Palazzo Chigi, dove nel 2019 si guadagnò, ma paradossalmente uscendone, la promozione al “punto di riferimento più alto dei progressisti”.

       Paolo Gentiloni, anche lui peraltro ex premier, e pure ex ministro degli Esteri ed ex commissario europeo, ricorrentemente indicato nei retroscena giornalistici come una carta di riserva della Schlein per il Quirinale, quando scadrà il secondo mandato di Sergio Mattarella, da proporre eventualmente anche ad un centrodestra sconfitto nelle elezioni, si lascerà distrarre dal lavoro proposto per lui da Mieli? A Corrado Formigli, ieri sera a Piazza pulita, egli ha detto di volere continuare ad essere “un tifoso del Pd” e di ritenere “molto difficile mettere d’accordo” gli evidentemente non federabili centristi dichiarati del campo largo.

 D’altronde, anche come quirinabile adatto a piacere a sinistra e a destra la posizione di Gentiloni si è indebolita con l’irruzione appena fatta da Pier Ferdinando Casini in questa area bipartisan rinunciando a ricandidarsi al Senato come ospite del Pd per arrivare equidistante, fra centrodestra e centrosinistra, al momento della successione a Mattarella. Nei confronti di Casini, credo, Gentiloni avrebbe meno ragioni da vantare, e speranze da coltivare, per piacere al centrodestra nato nel 1994 con la partecipazione dello stesso Casini all’avventura politica di Silvio Berlusconi, affiancati entrambi sui palchi nelle piazze da Gianfranco Fini e Umberto Bossi.  

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