Modesta lezione di garantismo al pur immeritevole Beppe Grillo

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La nemesi generalmente vista e indicata nelle indagini dei magistrati di Milano a carico di Beppe Grillo  per traffico d’influenze -che evoca niente e tutto, anche nuove versioni o edizioni della vecchia Tangentopoli fatta esplodere proprio a Milano trent’anni fa- é diventata “storica” nel commento del direttore Augusto Minzolini sul Giornale considerando la coincidenza col ventiduesimo anniversario della morte di Bettino Craxi. Alla demonizzazione della cui immagine, già negli anni della sua maggiore forza politica, Grillo  in effetti contribuì da comico con sparate e insinuazioni delle sue.

  Furono i segni premonitori di quella dannazione della politica che si sarebbe poi sviluppata nel giustizialismo, nella fine della cosiddetta prima Repubblica e in quell’infatuazione -diciamo la verità- che rese possibile molti anni dopo, nella cosiddetta seconda Repubblica, la trasfigurazione dello stesso Grillo nel vendicatore di tutte le nefandezze, nel rigeneratore della politica e nel protagonista di una mezza rivoluzione: mezza, solo perché il successo elettorale dei pentastellati nel 2018 non fu completo. 

Il movimento grillino per governare dovette rassegnarsi a “sporcarsi le mani”, diciamo così, con gli altri partiti, quasi tutti nell’arco di pochissimi anni, acquisendone i vizi peggiori, come martedì sera, ospite di Giovanni Floris in televisione, diceva sconsolato l’ormai fuoriuscito Alessandro Di Battista con l’aria dell’eroe o dell’angelo tradito. 

Non si è ancora arrivati, nel processo di evoluzione o di contaminazione di ciò che resta dei grillini, nei sondaggi nazionali e nelle amministrazioni locali, alle scuse tipo quelle formulate pubblicamente dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio dopo l’assoluzione di un sindaco del Pd che egli aveva personalmente attaccato in piazza sollecitandone dimissioni e quant’altro. Ma chissà, non è detto che non vi si giunga, prima o poi, fra la disperazione del già ricordato Di Battista. 

Intanto da buon garantista, spingendomi dove stavolta penso che non si sentirà di arrivare neppure Silvio Berlusconi nella sua ostinata ma declinante corsa al Quirinale, e nella conseguente ricerca di consensi fra tanti parlamentari sciolti e sbandati, auguro a Grillo di uscire dalle sue disavventure giudiziarie meglio del mio compianto amico Bettino Craxi. Di cui ho sentito l’altra sera, riproposta dall’omonima Fondazione, la lunga e toccante intervista televisiva del 25 ottobre 1996 alla televisione tedesca di Stato, conclusasi in lacrime, contro la “falsa rivoluzione” di Mani pulite e dintorni. 

Auguro davvero a Grillo di riuscire a difendere la semisecolare amicizia -dicono i suoi sostenitori- col generoso armatore Vincenzo Onorato dalle accuse e dai sospetti che ad essa avrebbe sacrificato il ruolo di rivoluzionario e moralizzatore assunto in piazza mandando a “fanculo” nel 2009 tutti i partiti. Ma ciò dopo avere inutilmente tentato di iscriversi al Pd e di scalarne il vertice appena lasciato da Walter Veltroni. 

Pubblicato sul Dubbio

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