Sono trascorsi 50 anni dalla morte di Mao e continua a riproporsi la sua leggendaria soddisfazione, da rivoluzionario, per la “grande confusione sotto il cielo”. Ma questa volta il rivoluzionario che gode non è in Cina ma negli Stati Uniti. Il cui presidente Donald Trump si traveste da Gesù, scomunica a suo modo il Papa peraltro connazionale, forse proprio per questo più indigesto, accorda e tronca amicizie, apre guerre e tregue come gli capita.
Trump avrebbe procurato vertigini anche a Mao. Ora le procura soprattutto agli alleati occidentali, come si sono chiamati per una ottantina d’anni nel mondo spartito a tavolino a Yalta dai vincitori della seconda guerra mondiale. Alleati ai quali il presidente americano ha dato lo sfratto, diffidandoli peraltro dal solo affacciarsi allo stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, di cui aveva provocato la chiusura bombardando l’Iran ma che è appena riuscito a fare riaprire o addirittura allargare in cambio di chissà che cosa. Se ne occuperanno forse più storici che cronisti.
Poiché non si fidano abbastanza chiaramente degli umori imprevedibili di Trump, un bel po’ di ”volenterosi” amici europei, interni e esterni all’omonima Unione, si sono incontrati a Parigi proponendosi di rendere la riapertura dello stretto di Hormuz stabile e sicura, sminandone le acque e presidiandolo con una missione certificata internazionalmente. Non l’avessero mai fatto, alimentando peraltro la fantasia di una versione nuova della Nato, ristretta all’Europa e non più “tigre di carta”, come l’ha ridotta Trump protestando in fondo contro se stesso. Il presidente americano ha ammonito gli “estranei” a tenersi alla larga dal terreno e dalle acque di cui si occupa lui.
Le immagini giunte da Parigi anche alla Casa Bianca non debbono essere piaciute a Trump. Specie quelle dell’abbraccio fra il presidente francese Emmanuel Macron e la premier italiana Giorgia Meloni, che è mancato poco non cadesse a terra per l’allegria procuratale da qualche battuta dell’amico ritrovato. Che poi, aggravando probabilmente gli umori di Trump, ha posato per la foto ufficiale con l’ospite, all’Eliseo, strizzando l’occhio destro. Entrambi peraltro hanno assaporato, prima lui e poi lei, l’ebbrezza di scontri pubblici col presidente americano. Che potrebbe ripetere con la Meloni il trattamento riservato a Macron quando rivelò il contenuto di alcune conversazioni precedenti per dargli praticamente del falso, doppiogiochista, traditore e simili.
Certo, è dura la fatica di vivere in un mondo e con interlocutori del genere. Ma non se ne può fare a meno, purtroppo. E bisogna cercare di sopravvivervi, evitando di essere riportati all’”età della pietra” come un Iran qualsiasi.
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