La lotta (dis)continua del superministro dell’Economia Giovanni Tria

            Quanto durerà la resistenza opposta dal ministro dell’Economia Giovanni Tria al progetto di statizzazione di Alitalia coltivato e annunciato dal vice presidente grillino del Consiglio e superministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio? La domanda è d’obbligo dopo la lotta un po’ (dis)continua di Tria contro l’innalzamento del deficit al 2,4 per cento del pil, sostenuto in tandem da grillini e leghisti per cercare di finanziare le loro promesse elettorali ma caduto come una frana sui rapporti con l’Unione Europea e sui mercati finanziari.

            Tria era contrario anche a quel deficit, sino a minacciare, tra indiscrezioni, voci, smentite e precisazioni, le dimissioni che i grillini si aspettavano senza stracciarsi di certo gli abiti addosso, diversamente dal presidente della Repubblica. Che molto si è prodigato per evitarle, non si sa se più temendo una crisi o non sapendo come sostituirlo. Ora il ministro dell’Economia va in giro come una trottola per il mondo, e non solo in Europa, a cercare di vendersi quel deficit come la svolta coraggiosa e necessaria per la ripresa italiana, sino ad ora più sorprendendo che convincendo i suoi interlocutori.

         Alitalia.jpg   D’altronde, la competenza che, indispettito, Tria ha rivendicato rispetto ai progetti e annunci grillini di nazionalizzazione di Alitalia, che dovrebbe essere praticamente acquistata dalle Ferrovie dello Stato, dallo stesso Ministero dell’Economia e dalla solita Cassa Depositi e Prestiti, scambiata da Di Maio per una specie di bancomat a disposizione dei progetti pentastellati, è curiosamente risultata di natura soprattutto verbale.

            In particolare, più che di essere decisamente contrario, il ministro Tria ha detto di non avere parlato della vicenda Alitalia,  e di essere l’unico titolato a farlo. Egli sa evidentemente che, come nel caso del deficit e via via di quel che ne consegue, c’è sempre tempo evidentemente per cambiare parere e linea, convincersi del contrario e spendere infine le sue maggiori o migliori energie per sostenerlo. E ciò peraltro senza riuscire mai a recuperare abbastanza la fiducia dei grillini. I quali mostrano di continuare a vedere nelle dimissioni di Tria più un affare, una liberazione, che una disgrazia.

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