Sberle di carta, e in casa, a Luigi Di Maio per gli attacchi ai giornali

             Debbono essere fortunatamente incluse fra “le boiate che fanno e le fesserie che dicono i ministri gialloverdi”, lamentate dal direttore Marco Travaglio in persona nell’editoriale di domenica 7 ottobre, anche gli attacchi di Luigi Di Maio a La Repubblica e, più in generale ai giornali del gruppo Gedi, già Espresso.

           I comitati di redazione del Fatto Quotidiano e della sua edizione telematica il giorno dopo l’editoriale di Travaglio hanno deplorato con un comunicato il vice presidente grillino del Consiglio, nonché superministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Che- strano modo di tutelare sia lo sviluppo sia il lavoro- aveva parlato della crisi, vera o presunta, di quelle testate non per dolersene, e per offrirsi a dare una mano a risolverla, ma per compiacersene e attribuirne la causa alla linea critica seguita verso il governo, persino a suon di notizie false: anzi, deliberatamente false. Era mancato solo un andreottiano “ve la state cercando” alla previsione della chiusura di qualcuna delle testate debenedettiane: da Carlo De Benedetti, citato da Di Maio come l’aspirante alla tessera numero 1 del Pd, quando questo, in verità, era in buona salute, o stava crescendo nella culla del suo primo segretario Walter Veltroni. Ora sospetto, francamente, che l’ingegnere non abbia neppure trovato il tempo e la voglia di rinnovare l’iscrizione, se davvero l’ha mai fatta.

            No. Certe cose di un giornale o più giornali critici, e neppure dichiaratamente avversari, non si debbono dire e neppure pensare, hanno gridato i comitati di redazione dei quotidiani diretti o ispirati da Travaglio, anche a costo di smentire il sarcasmo che lo stesso Travaglio usa, a proposito di copie perdute nelle edicole e di crisi finanziarie, quando scrive del Foglio fondato da Giuliano Ferrara, e ora diretto dal “ragioniere” Claudio Cerasa, o del Giornale della famiglia Berlusconi. Che, fra la varie sventure, oltre a perdere lo scomodo fondatore Indro Montanelli quando era ancora in vita, e quindi capace anche di nuocergli come concorrente, avrebbe avuto quella di finire sotto la ormai lunga direzione di Alessandro Sallusti. Il quale da qualche mese sta lì a contare e annunciare su tutta la prima pagina con un certo nervosismo le volte in cui Matteo Salvini rientra e riesce dal centrodestra, di cui formalmente dovrebbe avere assunto peraltro la curiosa leadership sorpassando il 4 marzo scorso nelle urne col suo Carroccio l’ansimante Forza Italia del Cavaliere.

           Fatto e Di Maio.jpg Lamentati gli “offensivi riferimenti” di Di Maio alle presunte false notizie diffuse dai giornali debenedettiani, che però Travaglio ha voluto avvalorare elencandole minuziosamente nell’editoriale del giorno successivo, i comitati di redazione dei Fatti hanno ricordato a Di Maio che “una informazione libera e di qualità risponde al primario interesse di un Paese al quale non può certo bastare la propaganda di chi sta al governo”. Ben detto, perbacco. Per cui essi hanno espresso la loro “solidarietà ai giornalisti e a tutti i lavoratori del gruppo Gedi e delle testate in crisi” più in generale, comprese quindi quelle su cui ogni tanto Travaglio infierisce col suo computer, giusto forse per divertire quel buontempone di Beppe Grillo. Che ne è -presumo- il lettore più assiduo e consenziente, anche quando si tratta di prendere le distanze dalle “boiate” e “fesserie” che fanno e dicono, festanti, i gialloverdi sopra e sotto balconi e barconi di una Roma non più ladrona, come ai tempi di Umberto Bossi.

            Sulla sorte di Grillo segnalo quella -non proprio felice, in verità, ma in qualche modo riabilitante sul piano politico- pronosticatagli da Massimo Gramellini prendendo il solito caffè sul Corriere della Sera: “la fine -ha scritto fustigando quelli che il comico genovese ha messo alla guida del suo movimento- dei Trotskij e dei Che Guevara accantonati dagli Stalin e dai Castro, i volti di un potere che non conosce altro desiderio che quello di durare”. Ottimo caffè.

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