Fra le decine, forse centinaia di fotografie scattate in Vaticano al Segretario di Stato americano Marco Antonio Rubio in visita al Papa, e poi al cardinale omologo, Segretario di Stato anche lui ma di Leone XIV, la più adatta a suffragare un esito positivo degli incontri è sicuramente quella di indubbia cordialità dell’ospite che mostra, sorridente, il regalo al Pontefice e di quest’ultimo che lo guarda in faccia altrettanto sorridente.
Eppure c’è qualcosa che manca per soddisfare anche un giornalista preventivamente e doverosamente malizioso nei tempi che corrono. Manca al sorriso del Papa il classico occhiolino della complicità. Resta pertanto il sospetto, scusatemi, che i 150 minuti complessivi dei due incontri di Rubio in Vaticano siano stati a dir poco insufficienti a ristabilire davvero le buone relazioni ufficialmente annunciate.
Qualcosa è rimasto in quelle relazioni a offuscarle, e a non farle definire o sentire ottime. Sono naturalmente le ripetute polemiche del presidente americano contro il Papa connazionale “pessimo” in politica internazionale e troppo indulgente con chi maltratta, diciamo così, i cattolici nel mondo. E non viene punito con incursioni aeree, e d’altro tipo, delle michelangiolesche guardie svizzere.
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