Diventa un carcere galleggiante la nave militare Diciotti attraccata a Catania

             Dopo l’ispezione eseguita a bordo della nave Ubaldo Diciotti dal capo della Procura di Agrigento, per quanto attraccata al porto di Catania, dovrebbe essere bastato l’annuncio di una visita in arrivo anche da parte di un “garante dei detenuti” per indurre anche l’ascoltatore meno modesto per cultura e comprendonio a scambiare per un carcere galleggiante il pattugliatore d’altura della Guardia Costiera italiana. Che, imbarcati al largo di Lampedusa 190 migranti respinti col loro barcone da Malta, lungo la navigazione verso Catania ne aveva già mollati 13 per ragioni di pronto soccorso sanitario conservandone all’approdo etneo 177. Che sono scesi a 150 per lo sbarco concesso dal ministro dell’Interno Matteo Salvini in persona, in diretta via facebook, a 27 minori non accompagnati ma rilasciati su ordine, o qualcosa di simile, della locale Procura minorile, appunto.

            Già raccontata in questi termini molto sommari, la nuova vicenda della nave Diciotti, già incorsa in un altro tormentone a Trapani risolto dal presidente del Consiglio su richiesta del presidente della Repubblica, e in difformità dalle disposizioni del ministro dell’Interno, lascia senza parole.

            Ma le anomalie, chiamiamole così, non finiscono qui, con una specie di carcere galleggiante, un accavallarsi di procure e l’ennesima attesa della disponibilità di qualche volenteroso governo europeo ad accollarsi una parte dei migranti, in una cerchia peraltro dalla quale sono esclusi in partenza quelli nei cui risguardi si considera più affine, per “sovranismo” e quant’altro, il partito guidato dallo stesso ministro dell’Interno italiano: La Lega.

            Salvini.jpgLe anomalie continuano con la sfida lanciata da Salvimi, sempre in diretta via facebook, alla Procura di Agrigento a mettere il suo nome e cognome al posto degli “ignoti” destinatari dell’indagine da essa avviata per sequestro di persona. E poi ancora con la sfida ai presidenti della Repubblica e del Consiglio a ripetere il bliz compiuto contro di lui a Trapani l’altra volta, ma mettendo forse nel conto adesso le sue dimissioni per protesta, e quindi una crisi di governo. L’ultima anomalia, ma non per importanza, è la sostanziale irrisione del presidente grillino della Camera Roberto Fico, invitato da Salvini a farsi i fatti suoi dopo avere chiesto pure lui lo sbarco dei migranti trattenuti sulla nave militare italiana nel porto di Catania, e meditare piuttosto sulla sfortuna politica che porta ormai il vertice di Montecitorio. Da dove sono caduti nella dissolvenza o quasi Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini e Laura Boldrini, accomunati dalla posizione critica assunta nei riguardi dei governi di turno, e dei relativi schieramenti che li avevano portati così in alto.

            La ciliegina, chiamiamola così, sulla torta confezionata e servita dal leader leghista ad avversari politici ma anche ad alleati di governo, visto peraltro che l’attracco della nave Diciotti a Catania era stato disposto o annunciato dal ministro grillino delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in difformità dal ministro dell’Interno; la ciliegina sulla torta, dicevo, l’ha messa Il Fatto Quotidiano con una lunga ma -debbo riconoscere- non ingiustificata domanda posta in prima pagina sopra la stessa testata in rosso: “Mentre i pm alzano il tiro su Autostrade per il ponte crollato, Salvini dirotta l’attenzione sui migranti con l’inutile scontro di Catania: è una coincidenza ?”.

            Già, è una coincidenza? O, facendo alzare la temperatura politica sulla questione migratoria, che gli ha procurato il sorpasso elettorale su Forza Italia, poi l’accordo di governo con i grillini fra le proteste più formali che sentite del socio ormai di minoranza del centrodestra Silvio Berlusconi e infine lo sfondamento della quota 30 per cento nei sondaggi, Salvini è tentato dalla crisi ? Che in effetti gli risparmierebbe una rottura, estiva o autunnale, su temi meno vantaggiosi per lui come le autostrade gestite dalla famiglia Benetton, la loro nazionalizzazione, perseguita dai grillini ma contestata dai “governatori” regionali della Lega, il cosiddetto reddito di cittadinanza e altri ingredienti della legge di bilancio. Al cui varco il governo gialloverde è atteso in Europa, e forse ancor più nei mercati finanziari, dove basta uno starnuto di mister Spread per fare aumentare insopportabilmente il costo del nostro ingentissimo debito pubblico.

 

 

 

Ripreso da www,startmag.it

 

 

 

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