Un Grasso socratico e autosufficiente nel salotto televisivo della Gruber

            Incalzato da Lilli Gruber nel salotto televisivo di Otto e mezzo sul problema fisico, diciamo così, del centrosinistra di fronte alla collocazione orgogliosamente rivendicata per i Liberi e Uguali da lui condotti nella corsa al voto del 4 marzo, Pietro Grasso ha ritenuto di cavarsela dicendo che il suo movimento non ha bisogno di trovare altrove il centro che serve a realizzare la formula nata negli anni Sessanta con l’alleanza fra democristiani e socialisti. E aggiornata durante la cosiddetta seconda Repubblica con le alleanze dell’Ulivo e dell’Unione da Romano Prodi. Che si è appena doluto del carattere troppo “diviso”, e letale per il centrosinistra, del movimento di colore amaranto.

Alla persino banale domanda della Gruber se non dovesse essere il Pd guidato da Matteo Renzi il centro necessario alla realizzazione di un nuova edizione del centrosinistra Grasso ha risposto vantando la “centralità” degli obiettivi perseguiti dal suo partito: più lavoro, più giustizia sociale, più istruzione, più sicurezza, coniugata naturalmente con la solidarietà, per cui non si può liquidare il problema dell’immigrazione con le ricette di Matteo Salvini e ora –ha detto giustamente- anche di Silvio Berlusconi.

            La politica italiana è quindi di fronte ad un movimento capace di essere ad un tempo di sinistra, per la collocazione che si è data uscendo dal Pd o continuando a starne fuori, e di centro per l’importanza degli obiettivi che persegue. Grasso parla, sorridendo con quel tratto del viso stampatogli sul volto alla nascita dalla natura, sentendosi un nuovo Socrate. Politica e filosofia s’intrecciano nei suoi ragionamenti a costo di lacerarsi entrambe, non di unirsi, come lui forse vorrebbe.

            Peccato, per Grasso e i compagni di viaggio e di pensiero, che il suo movimento sia valutato dai sondaggisti attorno al 7 per cento dei voti. Che sarebbero pochini per fare un governo autosufficiente, anche se diventassero otto, nove o dieci, come prevede Massimo D’Alema nei giorni del pessimismo, perché in quelli dell’ottimismo lui si spinge oltre di qualche punto.

            Con così poche forze per colpa del destino “cinico e baro” che già perseguitava la buonanima di Giuseppe Saragat, insofferente per i risultati elettorali sempre ad una cifra che raccoglieva il suo partito socialdemocratico, con chi conteranno i Liberi e Uguali del presidente uscente e perciò terminale del Senato per almeno contribuire al governo del Paese, se non vorranno essere sempre e solo all’opposizione? E’ presto per dirlo senza disporre dei numeri del nuovo Parlamento, ha candidamente risposto Grasso stupendosi della domanda. Un genio, verrebbe da dire.    

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: