Lo scoop di Libero sull’intimo della giovane leader della Destra post-missina

            Il titolo che Libero ha dedicato in prima pagina alla storia di copertina di Giorgia Meloni –“Una formidabile donna politica con le mutande a posto”- appartiene alla serie delle preghiere a Dio di guardarci dagli amici.

            Scomodare le mutande della sorella dei Fratelli d’Italia, e madre felice di una bambina, per esaltarla nel confronto –infelicemente sottinteso in quel titolo maldestro- con tutte le altre donne della politica italiana che partecipano alla campagna elettorale in corso per il rinnovo delle Camere, è di un gusto da fare rizzare i capelli. Dico i capelli, non altro.

            Chiedo scusa a Giorgia Meloni, dall’alto o dal basso dei miei quasi ottant’anni, come preferite, per nome e per conto di tutti i giornalisti d’Italia, antipatizzanti o simpatizzanti che siano dei Fratelli guidati dall’ex ministra del centrodestra.

            Chiedo scusa anche a tutte le donne della politica italiana che avessero l’abitudine di non portare le mutande, o di non averle comunque “a posto”, a insindacabile giudizio del censore di turno.

             

Un Grasso socratico e autosufficiente nel salotto televisivo della Gruber

            Incalzato da Lilli Gruber nel salotto televisivo di Otto e mezzo sul problema fisico, diciamo così, del centrosinistra di fronte alla collocazione orgogliosamente rivendicata per i Liberi e Uguali da lui condotti nella corsa al voto del 4 marzo, Pietro Grasso ha ritenuto di cavarsela dicendo che il suo movimento non ha bisogno di trovare altrove il centro che serve a realizzare la formula nata negli anni Sessanta con l’alleanza fra democristiani e socialisti. E aggiornata durante la cosiddetta seconda Repubblica con le alleanze dell’Ulivo e dell’Unione da Romano Prodi. Che si è appena doluto del carattere troppo “diviso”, e letale per il centrosinistra, del movimento di colore amaranto.

Alla persino banale domanda della Gruber se non dovesse essere il Pd guidato da Matteo Renzi il centro necessario alla realizzazione di un nuova edizione del centrosinistra Grasso ha risposto vantando la “centralità” degli obiettivi perseguiti dal suo partito: più lavoro, più giustizia sociale, più istruzione, più sicurezza, coniugata naturalmente con la solidarietà, per cui non si può liquidare il problema dell’immigrazione con le ricette di Matteo Salvini e ora –ha detto giustamente- anche di Silvio Berlusconi.

            La politica italiana è quindi di fronte ad un movimento capace di essere ad un tempo di sinistra, per la collocazione che si è data uscendo dal Pd o continuando a starne fuori, e di centro per l’importanza degli obiettivi che persegue. Grasso parla, sorridendo con quel tratto del viso stampatogli sul volto alla nascita dalla natura, sentendosi un nuovo Socrate. Politica e filosofia s’intrecciano nei suoi ragionamenti a costo di lacerarsi entrambe, non di unirsi, come lui forse vorrebbe.

            Peccato, per Grasso e i compagni di viaggio e di pensiero, che il suo movimento sia valutato dai sondaggisti attorno al 7 per cento dei voti. Che sarebbero pochini per fare un governo autosufficiente, anche se diventassero otto, nove o dieci, come prevede Massimo D’Alema nei giorni del pessimismo, perché in quelli dell’ottimismo lui si spinge oltre di qualche punto.

            Con così poche forze per colpa del destino “cinico e baro” che già perseguitava la buonanima di Giuseppe Saragat, insofferente per i risultati elettorali sempre ad una cifra che raccoglieva il suo partito socialdemocratico, con chi conteranno i Liberi e Uguali del presidente uscente e perciò terminale del Senato per almeno contribuire al governo del Paese, se non vorranno essere sempre e solo all’opposizione? E’ presto per dirlo senza disporre dei numeri del nuovo Parlamento, ha candidamente risposto Grasso stupendosi della domanda. Un genio, verrebbe da dire.    

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