E’ Quaresima, ma la campagna elettorale non se n’è accorta…

            Dal Carnevale si è passati alla Quaresima ma la campagna elettorale è rimasta la stessa: più spensierata che riflessiva, più finta che reale, più comica che seria. E sulla nuova legislatura, la diciottesima, si allunga l’ombra della morte già prima che sia stata partorita dalle urne.

            Poteva essere, la diciottesima, la legislatura di Bertoldo, destinata a durare sino a quando gli onorevoli deputati e senatori non avessero trovato l’albero al quale impiccarsi con l’approvazione di una nuova legge elettorale, che di solito serve per mandare poi la gente alle urne, non per tenerla lontana. E Bertoldo, si sa, non riusciva mai a trovare l’albero adatto alla sua impiccagione, come aveva reclamato e ottenuto di scegliere, una volta condannato a morte. Ma prima il ministro dell’Interno Carlo Minniti, credo col consenso del segretario del suo partito Matteo Renzi, in una conversazione con Eugenio Scalfari al Viminale e poi Silvio Berlusconi nelle sue ultime interviste hanno detto che la legge elettorale potrà benissimo restare quella che è.

           Ciò significa che alla prima crisi del governo che in qualche modo, con le spinte di Sergio Mattarella dal Quirinale, si formerà dopo le elezioni del 4 marzo, magari solo per rimpastare quello attuale guidato da Paolo Gentiloni, il capo dello Stato potrebbe trovarsi costretto a sciogliere le Camere, senza più ragioni o pretesti per tenerle ancora in vita con le formule del Gabinetto del Presidente, di solidarietà nazionale, di scopo e quant’altro. E pazienza se la legge elettorale in vigore, per quanto preferibile per questioni di principio ad una scritta o ritagliata dalla Corte Costituzionale anziché approvata dal Parlamento, sembra studiata paradossalmente apposta per non far vincere nessuno. O per far vincere tutti contemporaneamente: ciascuno leggendo a modo suo i risultati.

           Accadeva così, in verità, anche ai tempi del sistema proporzionale della cosiddetta prima Repubblica. Che però disponeva –vivaddio-  di partiti e di leader solidi del tutto mancanti a questa seconda Repubblica, se la si può ancora chiamare così. E non è invece finita senza neppure gli onori di un funerale, sostituita perciò  da una terza destinata ad essere addirittura peggiore, visto che la prospettiva di un risultato neutro delle elezioni piace anche a chi per copione di spettacolo canta già vittoria e alimenta il toto-ministri del governo prossimo venturo.

Blog su WordPress.com.

Su ↑